Gioco
Il Galileo tiene vivo lo spirito ruggente di San Martino
Il ristorante e la pizzeria dove c’erano due storiche botteghe Battini festeggia qui le vittorie. E qui Tardelli scoprì il pallone
PISA. Nostalgia canaglia di una San Martino ruggente: nel lavoro, nella cultura, nel difendere le tradizioni, nella vita in comune, nello sport, nella solidarietà. Quando l'emblema era una Kinzica "viva", l'eroina che salvò la città dell'invasione saracena. Ricordata in una scultura accanto al numero civico 21, quasi sbiadita come la vita di questo quartiere storico che grida solo di notte, tra gli odori acri della carne cotta dei tanti kebab e locali multietnici. Della tradizione è rimasto poco: la grande boutique dei giocattoli di Ferruccio Gianfaldoni e qualche piccolo negozio. Non ci sono più la "Vasca Fiorita", la pasticceria Giannessi, i laboratori di antiquariato dei fratelli Matteoni, il negozio "Diana" di caccia e pesca, il forno della Traversari, la scuderia di vetture di lusso in piazza Giovan Carlo Maria Clari, la vecchia tipografia, il negozio di idraulica del Triglia: e tanti altri ancora. Come il vecchio palazzo dell'Automobil Club Italia trasformato in tanti appartamenti. Come la Pubblica Assistenza che ospitava anche la biblioteca Serantini. Sono rimasti il catasto e il consorzio di bonifica dei Fiumi e dei Fossi. Poi il vuoto, o meglio lo "sfilatino" di bar, pub, birrerie, paninoteche, kebab.
Meno male che almeno due locali storici, l'antica drogheria Simi e la macelleria Sbrana (due luoghi sacri della civiltà del commercio), hanno trovato un degno erede. Al loro posto, dopo un bel recupero architettonico, è nato il ristorante Galileo di Enzo Poggioni. Ma Enzo ha fatto di più: ha raddoppiato l'attività, nel senso che trasferendosi in via San Martino ha mantenuto la Pizzeria dov'era nata l'attività, nel 1986, proprio lì dietro, in vicolo Silvestri, oggi gestita dal genero Davide Dettori, un cognome mitico dell'ippica mondiale: infatti Davide è cugino di Frank, il Re dei fantini. Qui la pizza non solo è buona, ma leggera e fragrante: il segreto è soprattutto nella preparazione dell'impasto, fatto come si deve. Il "Galileo" è dirimpettaio alla chiesa di San Martino, dove sono conservate le spoglie di Santa Bona, patrona delle hostess, nata e vissuta in questo quartiere (prima del viaggio in Terra Santa) e festeggiata mercoledì scorso. Il campetto di questa parrocchia ricorda poi la Polisportiva San Martino sciolta da tanti anni. Qui "Schizzo", ovvero Marchino Tardelli, aveva tirato i primi calci. Meno male che il calcio da "Galileo" continua la tradizione almeno a tavola. Qui erano clienti fissi alcuni protagonisti del Pisa di Ventura come Castillo e Kutuzov e qui il presidente del Pisa, Carlo Battini, affezionatissimo avventore, ha festeggiato con la famiglia, domenica scorsa, la vittoria col Perugia.
«Quando aprii il locale a metà degli anni Ottanta - dice Enzo Poggioni - era di moda proporre piatti di innovazione. Da ieri a oggi i gusti sono molto cambiati e la gente vuole ritrovare gli antichi sapori. Ecco allora il ritorno ai piatti della tradizione pisana o toscana: la ribollita, la pappa al pomodoro, il bordatino, il baccalà coi porri, lo stoccafisso con patate e, via via, fino alla carne di Mucco Pisano utilizzata sia per il ragù che per i secondi». Ma se esiste un menu con tutte queste prelibatezze locali, ce n'è anche uno degustazione e, a pranzo, una lavagnetta collocata davanti al locale, indica che si può mangiare due piatti (primo e secondo) più dessert, acqua e caffè a soli 10 euro. «In tempo di crisi - dice Enzo - bisogna anche pensare a questo menu popolare. Io riesco a conciliare tempi, qualità e costi. Nel senso che i pasti sono veloci, le materie prime sono buone e non costano tanto perché sono di stagione. Un ruolo determinante nel'equilibrio del locale lo svolge mia moglie Cinzia. Mi dà una mano in cucina e la sera riesce a svolgere anche il servizio ai tavoli, oltre a dare suggerimenti sempre preziosi».
Lasciando il ristorante "Galileo", qualche decina di metri più avanti, di nuovo un tuffo nel passato. Al civico 30 una targa ricorda: «In questa casa Camillo Campiglia patrizio pisano e funzionario mediceo il 16 giugno 1623 riunì cinque docenti dello studio pisano per approvare lo statuto dell'Accademia de li Disuniti». Via San Martino è anche questa.
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