Il Tirreno

Pisa

Bankitalia chiude, a rischio diciotto posti

Dipendenti trasferiti con la cancellazione della sede di piazza dei Grilletti. Il secco no di Cgil e Cisl

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PISA. Ci sono almeno diciotto posti di lavoro a rischio trasferimento a causa del piano di riorganizzazione delle filiali disposto dalla Banca d’Italia.

L’allarme arriva dalla Cgil per voce del segretario generale, Gianfranco Francese e di quello della Fisac, Claudio Fiaschi alla luce della presentazione ai sindaci del progetto che prevederebbe la chiusura, nel biennio 2014-2015, di 29 realtà territoriali dell’istituto. Un no a cui si associa anche l’altro sindacato di categoria, Fiba-Cisl.

La Banca d’Italia manterrebbe in sostanza, una presenza nei soli capoluogo di regione e, quindi, anche la divisione di vigilanza di Pisa, sede in piazza dei Grilletti, verrebbe chiusa. I tempi? Entro l’anno. I trasferimenti riguarderebbero le sedi rimanenti, Firenze o Arezzo. In alternativa il dipendente dovrebbe andare fuori regione.

«Viene messo in discussione l’assetto della rete territoriale voluto dall’ex Governatore Draghi e in più riprese sostenuto dall’attuale dirigenza dell’istituto che aveva quale obiettivo la crescita qualitativa e quantitativa dei servizi offerti alla collettività – affermano Francese e Fiaschi –. La proposta dell’amministrazione della banca non tiene conto della complessità e disomogeneità del territorio nazionale sul piano finanziario, economico sociale e anche geografico, oltre al fatto che il prospettato processo di ristrutturazione contribuirebbe a distruggere ulteriori posti di lavoro sul territorio. L’abbandono di molte città come Pisa determinerebbe la perdita secca di servizi richiesti dall’utenza locale e la sostituzione degli stessi con prestazioni fornite a pagamento da operatori privati; in generale significherebbe il venir meno di una qualificata presenza pubblica e l’affievolimento dei presidi di legalità. Ne esce lo sconfortante segnale di un’istituzione che, senza motivazioni si ridimensiona, arretra al pari dell’intero Paese; un’istituzione che rinuncia a svolgere un fondamentale ruolo pubblico in un momento in cui sarebbe, invece, necessario fornire segnali di tenuta sociale».

Fisac/Cgil e tutta Cgil chiedono l’immediato ritiro della proposta di ristrutturazione e l’avvio di un reale confronto con le organizzazioni sindacali, dando sostanza agli impegni assunti nel 2007 in materia di potenziamento dei compiti e delle funzioni della rete periferica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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