Passeggiate sulle mura Arriva lo stop del Tar
Il tribunale ha accolto il ricorso di sette cittadini che hanno le case vicine al camminamento. «I turisti violano la nostra privacy e la nostra sicurezza»
PISA. Quei turisti che passano sulle mura sono un pericolo. Basta che qualcuno faccia un salto per ritrovarsi sulla terrazza di una casa. Ma non solo: gli occhi indiscreti dei turisti possono entrare nelle camere da letto e nei bagni. O scrutare sui giardini. Insomma, quella passeggiata sulle antiche mura è un attacco alla privacy e alla sicurezza. E così sei residenti di via Cardinale Maffi più un altro abitante in via De Simone si sono coalizzati e, tramite lo studio dell’avvocato Massimo Messina, hanno presentato ricorso al Tar.
Il tribunale amministrativo, martedì scorso a firma del presidente Maurizio Nicolosi, ha accolto il ricorso e ha fissato la prima udienza per febbraio 2014. Fino a quella data non potranno più essere organizzate passeggiate sulle mura. A meno che il Comune non presenti un ricorso al Consiglio di Stato aprendo nuovamente la partita sul percorso giudiziario. O, ipotesi più plausibile come scriviamo in questa pagina, non costruisca opere di protezione della privacy.
«Quelle case lungo le mura - spiega l’avvocato Massimo Messina - furono costruite prima del 1939, anno in cui entrò in vigore la legge sui vincoli artistici e paesaggistici, mentre nel 1942 nacque lo strumento urbanistico con le sue norme. Per questo motivo quelle abitazioni furono costruite in quel tratto senza violare alcuna legge».
Le mura sono state per i residenti una cornice quasi protettiva fino a quando, il 15 aprile ben 12mila fra cittadini e turisti sono saliti lungo il percorso passando vicino a terrazze e finestre. Un’apertura momentanea in quanto lungo le mura è sempre aperto il cantiere il cui termine dei lavori è previsto per il prossimo anno.
Tuttavia, i residenti delle abitazioni in via Maffi più vicine alle mura nel tratto fra Porta San Ranierino e i bagni di Nerone sono passati al contrattacco. «L’amministrazione - spiega l’avvocato Messina - anche se sapeva bene che l’opera avrebbe comportato l’imposizione di una servitù di veduta non ha comunicato alcun atto».
Oltre a quest’ultimo punto, nel ricorso, il legale fa notare che non sono stati «adeguatamente ponderati e comparati gli interessi dell’amministrazione con quelli contrapposti dei ricorrenti, di salute, sicurezza e privacy». Infine, il legale fa notare che il Comune «nell’imporre ai ricorrenti una servitù, non ha rispettato la speciale procedura prevista dal testo unico delle espropriazioni».
Il Tar, esaminando il ricorso, ha ritenuto «sussistente il pregiudizio della violazione della sfera di riservatezza personale e familiare che appare prevalente rispetto all’interesse pubblico rappresentato dall’amministrazione», ma lascia anche una porta aperta.
Infatti, il Tar accogliendo la richiesta dell’avvocato scrive che «l’istanza debba essere accolta fino all’adozione da parte dell’amministrazione comunale delle più adeguate soluzioni tecniche di protezione della riservatezza personale nella parte dei camminamenti delle mura pisane prospicenti le abitazioni dei ricorrenti».
In pratica, in quel tratto l’amministrazione dovrà costruire delle protezioni in modo che il turista non possa gettare all’interno delle case un sguardo indiscreto o che qualcuno salti giù dalle mura con l’idea di entrare nelle abitazioni. Una serie di misure che dovranno essere anche valutate dalla Soprintendenza.
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