Il Tirreno

Pisa

Gli allievi festeggiano il professor Mosca

Il “maestro” va in pensione e si dedicherà con ancora più entusiasmo alla “sua” Fondazione Arpa

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PISA. Salutare un grande maestro giunto alla conclusione della attività è sempre un compito arduo. Quando il maestro si chiama Franco Mosca, l'impresa può essere vicina all'impossibile, termine quest'ultimo, che però non appartiene a quanti a vario titolo sono stati "contagiati" dal suo "fare". Così, forti di tanto insegnamento, un manipolo di suoi già prestigiosi allievi, non si è perso d'animo e con la collaborazione e partecipazione di oltre 60 ex- allievi, ha dato vita nei giorni scorsi a un evento conviviale semplice come impone lo stile di vita di chi, come il professor Mosca, dalla semplicità proviene e sulle cui basi ha creato il proprio successo non solo professionale.

Una carriera, la sua, costellata da grandi successi, di cui tantissimi pazienti hanno beneficiato. Indiscusso caposcuola e "padre" della trapiantologia toscana e tra i fondatori della trapiantologia italiana, ha 30mila interventi personali all'attivo a cui però, si devono aggiungere almeno altri 20 mila eseguiti dai suoi allievi ma sempre sotto la sua responsabilità. Un luminare che ha dato corpo e sostanza a quel "giuramento d'Ippocrate" che ogni medico neo laureato pronuncia, ma del quale, sovente, nell'iter professionale, si perde il valore a scapito di chi soffre. Per questo motivo, Mosca si è ancor più impegnato nel sociale, lavorando alacremente alla "sua" Fondazione "Arpa" che presiede fin dalla costituzione e alla quale, è il caso di dire, ha dato "voce" nel mondo attraverso Andrea Bocelli che ne è il presidente onorario. Sul sito della Fondazione (www.fondazionearpa.it) compare il motto di Kuan Tze: «Se il progetto vale per un anno, pianta del riso; se vale per 10 anni, pianta degli alberi; se vale per cent'anni, istruisci degli uomini». Per Arpa Onlus ha lo stesso senso della stella polare per i naviganti: «Nutrire artificialmente un bambino per dieci giorni in Perù costa come una pizza e una bibita - raccontava di recente il professore a un nostro collega -. E dunque cosa possiamo fare per loro? Allestire un container? Spedire delle medicine? Certo, sarebbero utili, ma se prima non formiamo gli uomini. Per questo serve una scuola, che sappia formare medici e infermieri, persino nelle lande più lontane e desolate». Così grazie all'impegno dei volontari, testimonial e sostenitori dell'Arpa Onlus, medici ed infermieri dei Paesi meno fortunati, arrivano annualmente a Pisa per stage di non più tre mesi durante i quali apprendono le tecniche di chirurgia, anestesia e diagnostica ecografica che poi applicheranno nei loro paesi d'origine, salvando così molte vite umane. Certo, l'impegno di "Arpa" non si limita alla sola formazione, decine e decine di progetti, uno dei quali focalizzato alla sconfitta del dolore che, come afferma Bocelli, «toglie la dignità all'uomo». Un impegno forte, quello del "pensionato" professor Mosca. «Nei prossimi trent’anni - ha detto di recente - avremo da fare un sacco di buone cose perché la vita è un bene assoluto e le gioie ed i doni che abbiamo avuto la fortuna di ricevere dobbiamo spartirli con gli altri».

Il compito di scrivere il discorso di saluto è toccato al professor Mauro Ferrari, direttore di Chirurgia generale e vascolare dell'Aoup. «A questa festa - ha ricordato Ferrari a Mosca - avrebbero voluto partecipare cipare alcuni suoi colleghi stranieri, e italiani, i colleghi della Facoltà, ma anche quelli dell'ospedale e più in generale i membri della comunità medica pisana. Ma non sarebbe bastato, perchè avrebbero voluto partecipare anche alcuni politici, esponenti del mondo della cultura, artisti, imprenditori, tanta gente che l'ha conosciuta e l'ha apprezzata in tutti questi anni, in Toscana, in Italia e all’estero».

Doady Giugliano

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