La manifestazione
Intercettati i voti di Monti e M5S
Sorpasso storico a Tirrenia del Pd sul Pdl, mentre il sindaco supera di 11 punti Bersani e la sua alleanza alle politiche
di Giovanni Parlato
PISA
Fogli su fogli, numeri su numeri, percentuali su percentuali. Chi ha vinto e chi ha perso. Maurizio Gazzarri, capo di gabinetto del sindaco, se ne sta alla scrivania con la stampante alle spalle che accumula pagine. Il giorno dopo le elezioni si analizzano i dati. Ecco la lettura di Gazzarri per capire come e dove Marco Filippeschi ha vinto la partita.
Tirrenia. Accorpando i dati delle sezioni 81,82 e 83, per la prima volta da quando si vota, si registra il sorpasso del Pd sul Pdl nella sua roccaforte. «Filippeschi raggiunge il 35,3%, mentre Mugnai il 29,3% - afferma Gazzarri -. È charo che sul voto pesa la divisione del centrodestra. Petrucci ha raccolto il 15,6% e il centrodestra si posiziona sul 44,9%. Alle comunali del 2008, Paoletti prese il 50,8% e, adesso, il Pdl perde l'8,6% senza considerare che la Paoletti era sostenuta dalla Destra che raccolse il 2,7%. Mentre tutto il centrodestra fa un notevole passo indietro, Filippeschi avanza del 2,3%». Come si spiegano questi dati? «Direi che tra la gente c'è una maggiore consapevolezza delle potenzialità del territorio e di chi le può realizzare», commenta Gazzarri.
Marina. «Un trend che è ancora più marcato a Marina dove Filippeschi con il 46,5% è avanti a Mugnai (18,3%) e Petrucci (13,4%) e a tutto il centrodestra complessivamente».
Il crollo del M5S. Il capo di gabinetto si è soffermato anche ad analizzare il risultato elettorale dei grillini in periferia ed ecco il confronto fra le politiche di due mesi fa e le comunali di adesso. Ecco luoghi e percentuali: Coltano -14,7%; Cep -14,6%; Gagno -17,6%; San Piero a Grado -16,4%; Putignano -12%; Riglione -12,7%; Vettola -13,3%; San Giusto -13%. «Ho la sensazione netta - spiega Gazzarri - che una parte dell'elettorato del M5S non sia andato a votare. Il voto di protesta delle politiche è diventato un non voto, ma non si è trasformato in un voto contro Filippeschi».
Confronto con Bersani. È uno dei dati più interessanti. «La coalizione che ha sostenuto Bersani ha raccolto il 42,7% - dice Gazzarri -. Se consideriamo questo dato, a noi mancavano 8 punti per raggiungere il 50%. Invece, siamo andati ben oltre. Filippeschi da solo rispetto alla coalizione di Bersani ha preso +11%. In poco più di due mesi, dobbiamo registrare un "effetto Filippeschi", ovvero il sindaco per come ha governato in cinque anni è stato un elemento che ha fatto sentire il suo peso e gli elettori gli hanno dato piena fiducia».
Liste collegate. Ma non c'è stato soltanto il peso specifico del sindaco. Una grande mano è giunta dalle liste collegate. «Se è vero che abbiamo recuperato alcuni voti del M5S nei quartieri popolari - continua Gazzarri -è anche vero che, tramite le liste civiche abbiamo intercettato i voti che alle politiche erano andati a Monti. La lista dell'ex premier con Udc e Fli aveva avuto a Pisa il 9,64%. Se sommiamo i voti presi da Lazzeroni e Biasci arriviamo a un 3,2% e resta fuori il 6,4% che è stato intercettato dal centrosinistra e in gran parte dalle sue liste. Se facciamo un confronto con le comunali del 2008, i Riformisti passano dal 3,9% al 4,9%. Ma il risultato più sorprendente è di “In lista per Pisa” che balza dal 3,9% al 7%».
I voti. Ed ecco quanto hanno preso il Pd e la formazione alleata: Pd 38,59%; In lista per Pisa 7,05%; Sel 5,25%; Riformisti 4,86%; Idv 0,84. Se si sommano i voti del Pd più le liste il risultato è di 20.059 voti che equivale al 56,6%. Soltanto Filippeschi ha ottenuto 20.836 voti cioè 777 voti in più. «Questo perché - spiega ancora Gazzarri - ci sono stati 777 elettori che hanno messo la croce solo sul nome del sindaco e su nessuna lista o partito. E questo vale anche per gli altri candidati tanto è vero che, complessivamente, sono stati più o meno 3.500 le persone che hanno votato i candidati sindaci, ma non i partiti».
L'astensionismo. La percentuale di affluenza è stata del 55,7%, la più bassa fino a ora. «Alle regionali del 2010 - afferma il capo di gabinetto - l'affluenza fu del 59,4%. Pensavamo che l'affluenza si potesse attestare su uno-due punti in percentuale in più, invece si è verificato un progressivo allontanamento dal voto». Ma come si può spiegare questo drastico calo oltre che con i trend che vengono definiti fisiologici? «La frammentazione del voto con i suoi nove candidati ha disorientato l'elettorato. E non ha aiutato la partecipazione anche l'assenza di un'alternativa credibile. Inoltre, una parte dell'elettorato di centrodestra da un lato ha dato per scontata la vittoria di Filippeschi e, dall'altra parte, la doppia offerta Mugnai-Petrucci ha allontanato l'elettore».
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