Sicurezza
Filippeschi bussa già alla porta di Letta
Missione a Roma come primo impegno dopo la conferma a sindaco. «Pisa ha bisogno di risposte concrete dal governo»
PISA. «Pisa è sotto i riflettori essendo la città di Letta, di un ministro e di Enrico Rossi. In questa prova elettorale mi sentivo molto esposto. Alla fine è uscito un risultato esemplare, controcorrente». Marco Filippeschi parla il giorno dopo il trionfo da sindaco vecchio e nuovo al tempo stesso. Oscilla tra le residue scariche di adrenalina, la soddisfazione e la stanchezza. La tornata elettorale si consegna agli archivi. In piazza XX Settembre i tecnici della Rai e di Sky ripongono nei furgoni le attrezzature appena smontate. Filippeschi pensa già ai primi passi da compiere. Ma prima c’è ancora spazio per qualche riflessione a mente fredda sull’esito delle urne.
L’astensione. «Non era un voto scontato - dice il sindaco - e si capisce anche dal diluvio di messaggi che ho ricevuto: un evidente segnale di apprensione, per me dovuta alla situazione politica generale, che ha provocato smarrimento, e non al giudizio sulle cose fatte a Pisa» . Filippeschi rimarca il distacco record rispetto agli avversari: «Improvvisazione e frammentazione hanno caratterizzato le alternative». L’altra riflessione necessaria è sull’elevato astensionismo, che non può non essere un problema anche per chi ha vinto: «Mi aspettavo di arrivare al 60%, come alle ultime regionali: non ci siamo andati lontani. Credo che parte dell’elettorato non sia andata a votare ritenendo forse scontato l’esito. E che un’altra parte, attenuando la voglia di un voto di protesta, si sia messa in fase di attesa riservandosi di valutare: toccherà a noi, a me dare un segnale e una motivazione in più per partecipare di nuovo».
La coalizione. Alcune considerazioni sulla coalizione. Una parentesi sull’Idv, che non rientra in consiglio comunale «scontando le vicende nazionali». Mentre «le altre liste hanno avuto risultati anche superiori alle attese, con un recupero a sinistra e al centro che si è fatto sentire», riferimento alle perfomance di Sel, lista civica e Riformisti. Un arco ampio «e saldo - dice Filippeschi - perché fondato su un programma ben scandito. Ora in Italia abbiamo un governo di solidarietà nazionale, utile in questa fase. Ma in prospettiva la nostra coalizione può essere un valido esempio».
Missione a Roma. Lontani e vicini, gli impegni immediati del vecchio-nuovo sindaco, in partenza per Roma dove busserà alle porte del premier Letta e di vari ministri. Filippeschi vuole rilanciare forte sul dossier-governo, ovvero le questioni ancora aperte (e spinose). Cinque su tutte: delocalizzazione delle case di via Cariola (cui si lega lo sviluppo dell’aeroporto), progetto caserme, biblioteca della Sapienza, museo delle antiche navi e incremento delle forze di polizia. «E’ il momento di dare un’accelerata», dice il sindaco. Che sottolinea: «Noto una differenza: tutte le partite con Regione e Unione europea sono andate a buon fine, quelle con il governo no. E se con l’esecutivo Monti c’è stata almeno educazione nei rapporti, con il governo Berlusconi non si può dire altrettanto».
Quartieri e litorale. Più vicini gli altri impegni ai primi posti dell’agenda. Uno: «Farò un giro nei quartieri per stimolare il reinsediamento dei Ctp in tempi brevi». Due: «Insediare velocemente il tavolo litorale Regione-Comune-Parco per preparare i progetti e farsi trovare pronti quando usciranno i bandi nel 2014». Tra i progetti il recupero del lungomare e la busvia in sede protetta.
La giunta. Infine un accenno alla nuova giunta, che vedrà «un po’ di continuità e un po’ di rinnovamento». Gli assessori scenderanno da 12 a 9 «e per questo andranno riaccorpate le deleghe». L’obiettivo è annunciare la squadra la prossima settimana. Entro fine giugno la prima seduta del consiglio comunale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
