Il Tirreno

Pisa

«Il femminicidio va visto anche come problema politico»

di Candida Virgone

Esperti a convegno alla Normale: servono migliori strumenti giuridici e più formazione per gli operatori

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PISA. Basta parlare di femminicidio, parola abusata e forse cacofonica, come di un fenomeno: trattiamolo piuttosto come un problema politico oltre che sociale, giuridico e perfino economico, perché un Paese democratico dove c'è parità di genere raggiunge anche maggiore ricchezza. Sono alcune delle conclusioni a cui è giunto il convegno organizzato alla Scuola Normale da Miriam e Patrizia Pagliarone e a cui hanno partecipato giornalisti, giuristi e investigatori.

Con l'ex capo dei Ris, Luciano Garofano, c'erano il presidente del Tribunale, Salvatore Laganà, gli psichiatri Liliana Dell'Osso e Giacomo Dacquino, e le giornaliste Maria Silvia Sacchi, del Corsera, Luisa Pronzato ed Elena Tebano, del blog del Corriere la Ventisettesima Ora, autrici del libro "Questo non è amore". E ancora Francesca Pidone, del centro antiviolenza della Casa della donna di Pisa, e il deputato Pd Federico Gelli, che fa parte della 12ma commissione al lavoro sulla Convenzione di Istanbul.

A moderare il dibattito - a cui è giunto il messaggio di saluto del ministro Maria Chiara Carrozza - è stata la giornalista Carmen Lasorella, presidente di RaiNet. Introdotti dal padrone di casa, il direttore Fabio Beltram, hanno salutato l'affollata sala azzurra della prestigiosa scuola il prefetto, Francesco Tagliente, il sindaco, Marco Filippeschi, con il vicesindaco, Paolo Ghezzi, il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, il comandante dei carabinieri, Gioacchino Di Meglio.

Se Filippeschi ha portato l'esperienza della locale Casa della donna, Tagliente ha sottolineato l'esigenza della formazione degli operatori (investigatori, medici, inquirenti) e dell'attenzione non solo alla vittima, ma anche al colpevole, che è una persona disturbata. Per Di Meglio il modulo vincente per affrontare l'emergenza è nella rete fra gli operatori, ma anche con il cittadino e quindi nella comunicazione a scuola e in famiglia, mentre per Francesca Pidone - che ha messo in luce un sistema che non funziona, con poche condanne e scarsa riabilitazione - il problema è politico e così va affrontato.

Per quanto si sia fatto molto, secondo Garofano, c'è ancora molto da fare, soprattutto con una efficace azione repressiva, indagini migliori, personale formato, maggiore vicinanza fra sapere scientifico e giuridico, visto che nel mondo viene uccisa una donna ogni otto minuti, in Europa una ogni tre ore e in Italia una ogni due giorni. Laganà ha rilevato come spesso in assise arrivino delitti culmine di violenze note a tutti e che solo per questo potevano essere evitati, per cui è necessario un appoggio legale immediato, il rifiuto della remissione di querela, la priorità nella trattazione dei procedimenti per violenza e stalking.

Per Liliana Dell'Osso le cause della violenza sono biologiche, patologiche e culturali: partendo dalla componente genetica che spiega le differenze di genere sull'aggressività, ma da sola non basta, si assiste ad un ambiente che cambia dopo le civiltà matriarcali preclassiche, esaltando miti violenti su cui i popoli fondano le loro storie, da Zeus come stupratore seriale al ratto delle Sabine, senza preoccuparsi delle vittime a cui va oggi invece l'attenzione, vittime che quasi sempre sono colpite da disturbo post-traumatico da stress e per le quali è importante un approccio medico-specialistico adeguato. Per Dacquino ci vuole una psicoterapia che rafforzi l'io di vittime schiave di abbandono, solitudine e caduta di autostima, e bisogna soprattutto educare i genitori più che i figli, perché i carnefici crescono in famiglie sbagliate. «È un problema anche economico, non culturalmente solo femminile - ha detto Gelli - e per questo invito i sindaci eletti a reperire finanziamenti e ad investire di più, come nel Nord Europa, dove la parità di genere porta ricchezza». Per Sacchi, nel lavoro, che dà indipendenza, le quote riducono l'asimmetria del potere nelle aziende, per Pronzato è necessaria una rivoluzione antropologica, per Tebano deve cambiare il linguaggio giornalistico che parla di raptus o delitti passionali. Lasorella ha annunciato di aver portato nel cda Rai il progetto di una piattaforma come rete di sostegno alla comunicazione nel settore, con cui oggi il web può rinnovarsi davvero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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