Il Tirreno

Pisa

Legale sospesa un anno dopo la sentenza penale

di Candida Virgone

L’ordine degli avvocati ha inflitto alla professionista lo stop di dodici mesi Il provvedimento dovuto alla condanna per calunnia e simulazione di reato

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un anno di sospensione dalla professione. È stato inflitto dal consiglio dell'ordine degli avvocati a Katia Meucci, noto legale pisano. Il provvedimento disciplinare segue una condanna di un anno e quattro mesi subìta dalla professionista in sede penale per un procedimento che la vedeva sotto accusa per soppressione, distruzione o occultamento di atti veri, simulazione di reato aggravata e calunnia. Le motivazioni del pronunciamento del gup Elsa Iadaresta, che ha previsto la sospensione della pena, sono di qualche settimana fa.

L'avvocato aveva scelto il rito abbreviato condizionato all'ascolto di due testi. Difesa dal collega fiorentino Cesare Piazza e colpita da vari procedimenti disciplinari emanati dall'ordine pisano, la professionista è comparsa davanti al giudice per tre diverse vicende secondo la ricostruzione dei fatti eseguita dal sostituto procuratore Sisto Restuccia, che aveva presentato contro di lei la richiesta di rinvio a giudizio. Mentre il suo legale aveva chiesto l'assoluzione dell'imputata perché il fatto non sussiste, il pm Restuccia ne aveva chiesto la condanna a due anni e sei mesi; il gup Iadaresta, ritenuta la continuazione fra gli episodi contestati, le aveva inflitto un anno e quattro mesi con la sospensione della pena. In questi giorni è arrivata anche la sospensione dalla professione per dodici mesi.

Il primo episodio riguardava la soppressione di un atto relativo ad una separazione che la legale stava seguendo e che lo studio di una collega le aveva inviato, ma che lei sosteneva di non aver mai ricevuto.

Il secondo caso, la simulazione di reato, trattava di una denuncia presentata ai carabinieri di Pisa centrale, in cui la professionista sosteneva di aver subito il furto, dalla sua auto, di una ventiquattr’ore in cui c'erano sia l'atto oggetto del primo caso, sia una raccomandata che in realtà, secondo l'accusa, non avrebbe mai mandato, tanto da contraddistinguere il numero identificativo della missiva con dieci cifre, quando questo genere di corrispondenza ne ha dodici. Per gli investigatori e le poste la denuncia era falsa.

Il punto tre riguardava la calunnia. L'avvocato avrebbe ricevuto dall'ordine professionale di Pisa due raccomandante con cui le veniva notificato l'ordine a comparire nel 2008 per delle udienze disciplinari in relazione a denunce di clienti. La prima raccomandata, secondo la Procura, era stata consegnata alla professionista e da lei sottoscritta, la seconda era stata ricevuta da un collega del suo studio che gliel'aveva recapitata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa