Il Tirreno

Pisa

Misericordia, sfila la rabbia dei lavoratori

di Luca Lunedì

Una delegazione ricevuta dal prefetto. L’arcivescovo Benotto: dissesto causato dagli errori della vecchia dirigenza

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PISA. «Se la situazione non cambierà/bloccheremo la città». Questo lo slogan che i lavoratori della Misericordia scandivano ieri mattina sui lungarni. E per un paio di ore ci sono anche riusciti.

Intanto l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto esce allo scoperto sulla crisi dell’associazione con un lungo articolo sul settimanale diocesano Vita Nova e non risparmia critiche e accuse. «Pensare di trasformare la Misericordia in un'azienda anzichè in un'associazione di volontariato trasformando i volontari in dipendenti con assunzioni massicce - scrive Benotto - fu un errore commesso dalla dirigenza del passato. L’arcivescovo ripercorre le tappe della crisi ricorda che «in una lettera del 2010 rivolta all'allora governatore, 42 dipendenti contestavano le scelte di una dirigenza che, per egocentrismo ha tentato in questi anni di trasformare l'associazione in azienda, trasformando i volontari in dipendenti, senza trasformare al tempo stesso, i proventi da convenzioni in profitto; i firmatari della lettera in qualche modo avevano colto nel segno: le Misericordie non sono delle aziende». E conclude che lo stato di dissesto economico della Misericordia non lascia nessuno spazio di alternativa tra la chiusura dell'ente, con la sua messa in liquidazione, o la ancora possibile salvaguardia di una parte dei posti di lavoro, oltre a un massiccio rilancio della attività di volontariato».

Tornando alla protesta dei lavoratori, il corteo di ieri mattina è partito dalla sede dell'Arciconfraternita fino a raggiungere la Prefettura, ha bloccato prima il traffico in via Fossa Ducaria, ha poi sostato sul ponte dell'Aurelia fino a raggiungere piazza Mazzini dove i lavoratori sono stato accolti dal prefetto Tagliente. A tutti i passanti sono stati distribuiti volantini che spiegavano la situazione della Misericordia e il perchè della protesta. Le rivendicazioni dei dipendenti sono note: un'amministrazione scellerata ha prodotto negli anni un buco di 11 milioni di euro e sostituito l'apporto di volontari con assunzioni che adesso pesano in maniera non più sostenibile sul bilancio. L'unica proposta sul tavolo al momento prevede il licenziamento di 40 lavoratori (su circa 60 totali) e contro questo taglio si battono da tempo i dipendenti. Dopo i presìdi dei giorni scorsi al Cep e davanti alla sede, l'ultimo atto di protesta è stata la manifestazione durante il confronto fra i candidati sindaci organizzato dal Tirreno. Una delegazione dei lavoratori, accompagnati da un rappresentate dei Cobas, è stata poi ricevuta dal prefetto. «È’ stato molto partecipe della situazione – spiega Isabella Gentile dei Cobas – e ci ha assicurato che proverà a fare il possibile. Capiamo che i suoi poteri in merito sono limitati e apprezziamo che almeno qualcuno ci aiuti in questa lotta per salvare 40 famiglie». I lavoratori chiedono anche che se proprio licenziamento dovrà essere, che almeno si attivino le istituzioni per un piano di inserimento in altri contesti lavorativi. Proprio questo è il punto che è stato affrontato sempre ieri durante l'incontro fra i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e l'assessore comunale Forte e quello provinciale Petreri. «Abbiamo concordato – si legge in un comunicato congiunto dei due assessori– di istituire un ulteriore tavolo di crisi per trovare soluzioni che, almeno in via transitoria, consentano alla Misericordia di dimezzare il costo del lavoro attraverso la proroga dei contratti di solidarietà. Questo ci darebbe più tempo per trovare una soluzione che limiti al minimo i licenziamenti o trovare possibilità di reinserimento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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