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Pisa

Sicurezza e decoro urbano la ricetta dei nove sfidanti

Sicurezza e decoro urbano la ricetta dei nove sfidanti

Ecco i programmi dei candidati: chi dichiara prioritaria la lotta agli abusivi chi chiede presìdi fissi di polizia e chi propone di far rivivere spazi abbandonati

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PISA. Sicurezza e vivibilità della città, decoro e degrado. Secondo voi Pisa è una città “da elmetto”, come giorni fa ha in modo provocatorio segnalato il video di un candidato per sottolineare il problema o una città come le altre che non richiede interventi?

Come si tutela una città che ha 88mila abitanti, ma è “usata” e vissuta ogni giorno da 160mila persone?

BIASCI: dove il degrado è forte c’è meno sicurezza. I vigili urbani vanno utilizzati di più e meglio, soprattutto di notte. Il consiglio comunale deve istituire una commissione speciale per individuare le zone dove la sicurezza è assente. Sappiamo tutti che ci sono zone dove la polizia municipale non vuole andare».

GUIDI: nel centro storico si assiste uno spopolamento progressivo. Sul decoro urbano poco si può fare se manca la civiltà. È un fatto culturale, basta vedere i lungarni la mattina. Ripopolare il centro significa riportare un vissuto vigile nel cuore cittadino. Vorremmo che la zona del Santa Chiara non diventa un’area abbandonata, ma va riutilizzata per la città.

È importante anche togliere il pendolarismo verso il centro che ora è scarsamente pedonale. Penso a una mobilità leggera di collegamento con i comuni vicini. Le tre università potrebbe allungare gli orari di apertura dei propri spazi.

ANTONI: il regolamento di polizia urbana è vecchio. Figuriamoci che viene vietato il gioco dell’aquilone in piazza del Duomo. Una risposta agli strascichi della movida sarebbe anche quella di mettere più cestini nelle piazze interessate. Manca un regolamento di polizia municipale.

I vigili urbani vanno ripensati con dotazioni tecnologiche e l’istituzione di un gabinetto di polizia scientifica. Ci sono 1.300 incidenti stradali all’anno, di cui 10 mortali. Si deve lavorare sulla cultura delle sicurezza stradale.

AULETTA: Sicurezza, decoro e degrado non stanno insieme.Le periferie vanno riportate al centro dell’attività politica. Ora sono abbandonate, con una bassa scolarizzazione, case in degrado e chiuse. Un posto come “La Mattonaia” accentra i fenomeni criminali. Bisogna riappropriarsi di questi luoghi. Ci sono ambienti di mediazione sociale come la stazione e la galleria Gramsci. Le ordinanze anti-prostituzione e anti-borsoni sono state dei fallimenti. Le serate in Piazza dei Cavalieri riguardano gli studenti e non sono un problema di ordine pubblico. La gestione della polizia municipale è militaresca. A nostro avviso va concepita come corpo disarmato.

FILIPPESCHI: Il vizio della destra è quello di alzare i toni, ma quando è all’opposizione. Siamo in debito con l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Aveva firmato un patto. Erano previsti 23 poliziotti, ma non sono arrivati. La prima cosa che farò se eletto sarà quella di farmi ricevere dal vice premie e ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Vedo bene i problemi della città. Proporrò al prefetto di spostare la Polfer in piazza della Stazione. Con la mia amministrazione abbiamo portato più di 60 impianti di videosorveglianza.

C’è anche da dire che in cinque anni abbiamo cambiato 3 prefetti e tre questori. Allo Stato chiedo di dare continuità sul territorio ai suoi funzionari.

Si deve arrivare al superamento dei campi abusivi dei nomadi. Ci siamo fatti carico di problemi che altri comuni hanno ignorato. Rispetto a dieci anni la città è cambiata e in meglio».

MONTANO: la politica sulla sicurezza e il decoro del sindaco Filippeschi è stata basata più sulla risposta immediata e di apparenza che sulla sostanza. La figura dei vigili urbani non deve essere imposta e interpretata solo come presenza che multa e sgombera. A mio avviso gli agenti devono essere dei mediatori».

MUGNAI: il turismo risente di un’assenza di sicurezza. Basta andare sui siti specializzati in viaggi per leggere quanto la città sia ritenuta insicura. Penso alle scritte sui monumenti. Ricordiamoci che questi sfregi sono un biglietto da visita che resta impresso nella mente del turista per anni.

Noi siamo per una lotta decisa a ogni forma di abusivismo commerciale. Ora, invece, si misura il centimetro fiscale all’italiano onesto e non si guarda all’abusivo. La clandestinità è un reato e va perseguita. Quello che resta in piazza dei Cavalieri dopo la movida degli studenti non è socialità, ma inciviltà».

PETRUCCI: il nostro spot sulla sicurezza (un residente in zona stazione rientra a casa con un mitra, ndr) voleva solo criticare in modo scherzoso le dichiarazioni del sindaco secondo il quale la città è sicura.

Non funziona il poliziotto di quartiere. Chiuderemo la campagna elettorale nella galleria Gramsci perché vogliamo dare un segnale chiaro: riappropriarsi degli spazi di marginalità e insicurezza.

A Filippeschi dico che se non ha, come ha dimostrato di non avere, le capacità di risolvere i problemi non si doveva candidare. Ci deve un presidio forte sul territorio con un aumento delle forze. E su questo dobbiamo battere i pugni. Cinque anni fa il sindaco negava il problema della sicurezza. Parlava di percezione».

LAZZERONI: Pisa non deve diventare una città militarizzata. Lo spot della lista di Petrucci era un po’ sopra le righe, ma ne ho colto anche l’ironia. La nostra proposta è quella di istituire, in determinate zone calde della città, delle postazioni fisse 24 ore su 24 di forze dell’ordine. Penso alla stazione e a piazza delle Vettovaglie. Va anche detto che per troppo tempo certa sinistra ha ignorato il problema sicurezza.

Un approccio diverso potrebbe essere l’istituzione del mediatore di quartiere. Sul decoro urbano mi meraviglio che scritte e manifesti restino per lungo tempo affissi. In Borgo Stretto si possono vedere dei volantini attaccati ai monumenti. E si legge anche il nome dell’associazione che magari prende pure un contributo dal Comune.

È di sicuro un biglietto da visita poco edificante. Serve un patto con i cittadini per lavorare insieme a una cultura del bello».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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