Il Tirreno

Pisa

«Indagini? Portateci una denuncia»

di Pietro Barghigiani
«Indagini? Portateci una denuncia»

Il procuratore capo disponibile a esaminare gli atti sul maxi-debito, ma chiede un esposto circostanziato

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PISA. «Se ci portano una denuncia circostanziata la verificheremo, come facciamo per tutte le segnalazioni che ci arrivano. Al momento, però, non abbiamo notizia di esposti sul caso».

Il procuratore capo Ugo Adinolfi affronta il caso della Misericordia, tra conti in disordine e licenziamenti imminenti, dopo essere stato chiamato in causa, come responsabile dell’ufficio inquirente. Il suo intervento è stato auspicato di nuovo durante la manifestazione di protesta di alcuni lavoratori della Confraternita in occasione del forum con i candidati a sindaco promosso dal nostro giornale.

Non è stato un richiamo diretto al dottor Adinolfi che chiede di poter avere un documento su cui impostare la sua valutazione dal punto di vistadi eventuali responsabilità penali. L’invocazione, però, rivolta alla Procura di mettere sotto la lente di un magistrato i conti della Misericordia è stata ribadita con forza dal personale che rischia di restare a casa tra poco più di un mese. Sono 40 su 68 i lavoratori per i quali lo spettro del licenziamento è ormai concreto.

«Mettetevi una mano sul cuore e aiutateci – è stato l’appello di David Bessi della Misericordia –. Undici milioni di debito non nascono da un mese all’altro. Guardia di finanza e Procura della Repubblica devono intervenire. Non possono essere i lavoratori a pagare per colpe che non hanno. Non ci siamo assunti da soli. E anche negarci la visione del bilancio è un altro elemento grave in questa vicenda dove forse c’è qualcuno che non vuole che si faccia luce sull’origine di questo deficit».

Per oggi è stato proclamato lo sciopero dei dipendenti della Misericordia. Ma in 24 sono stati precettati per garantire i servizi di emergenza. Appuntamento alle 8,30 davanti alla sede della Misericordia al Cep e poi presidio davanti alla prefettura. Sarà organizzato un presidio anche davanti all'azienda ospedaliera «che da mesi si sottrae al confronto con lavoratori e sindacati» spiegano i dipendenti e i Cobas che aggiungono: «L'azienda ospedaliera, come la Società della salute, deve impegnarsi per l'assunzione di parte del personale delle associazioni di volontariato e negli appalti dei servizi sanitari esternalizzati».

Per il personale la vertenza della Misericordia riguarda tutti perché sono in gioco servizi essenziali in ambito sociale, sanitario, essenziali per garantire una adeguata assistenza ai diversamente abili, ai malati, alle classi sociali meno abbienti «sui quali vengono scaricati i tagli allo stato sociale. La crisi della Misericordia non è colpa del personale perché chi ha deciso colossali operazioni immobiliari contraendo un forte debito con le banche ha avuto l'avallo dell'Arcivescovado e di quanti hanno seduto ai vertici della Confraternita negli ultimi 20 anni. Queste operazioni sono alla base dell'attuale indebitamento».

Da mesi, i lavoratori e le lavoratrici chiedono che sia fatta chiarezza su questo debito, sul suo esatto ammontare, su come è stato contratto, su come i vari lasciti privati a favore della Misericordia siano stati negli anni gestiti.

La proposta per salvare l’organico mira a coinvolgere le istituzioni locali. Come? «È possibile ricollocare parte del personale nelle varie associazioni, negli appalti pubblici, basta che ci sia la volontà politica di salvaguardare questi posti di lavoro».

Infine, alcuni dipendenti della Misericordia, quelli presenti mercoledì sera al Maccarrone, ringraziano «la cittadinanza per la solidarietà dimostrata in più occasioni, “Il Tirreno” per averci concesso la parola, le forze dell’ordine per la pazienza nel gestirci ad ogni manifestazione effettuata e alle quali chiediamo pazienza anche per le proteste future».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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