Il Tirreno

Pisa

«Uno era alto, magro e col volto affilato»

di Candida Virgone
«Uno era alto, magro e col volto affilato»

Caso Ragusa, il racconto del teste alla Bufalina. È un clandestino che ha scoperto la storia dalla tv quando era ai domiciliari

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SAN GIULIANO TERME. Si era rivolto anche a "Chi l'ha visto?", oltre che ai carabinieri, lo straniero che racconta di strani movimenti notati in una gelida notte del gennaio 2012 nella pineta al confine con Torre del Lago, alla Bufalina. L'uomo, a cui viene dato un certo credito dagli inquirenti e che fa delle dichiarazioni da poter mettere in relazione con la scomparsa di Roberta Ragusa, è apparso ieri sera nel programma di Rai Tre in un'intervista a volto coperto.

Si tratta di un tunisino - clandestino e in stato di arresto, che per questo preferisce l'anonimato - solo per caso venuto a conoscenza del giallo che si è consumato alle porte di Pisa, a Gello di San Giuliano, da dove più di sedici mesi fa una madre di famiglia è svanita nel nulla. Di Roberta Ragusa, imprenditrice pisana, non si hanno più notizie dalla notte fra il 13 e il 14 gennaio del 2012 e per la sua scomparsa è sotto accusa il marito, Antonio Logli, 49 anni, elettricista di Geste e socio della moglie nell'autoscuola di famiglia, la Futura, indagato con l'accusa di omicidio volontario ed occultamento di cadavere dal febbraio dell'anno scorso. Il giovane tunisino che oggi reca la sua testimonianza, la cui versione la nostra cronaca ha riportato dettagliatamente fra la scorsa settimana e gli inizi di questa, ha scoperto dell'esistenza della vicenda casualmente.

«Sono stato arrestato – racconta – e trovandomi ai domiciliari ho visto anche tanta televisione: di solito la sera esco... Così ho saputo delle ricerche di questa signora svanita nel nulla un anno fa e ho ricordato un particolare che mi colpì. L'anno scorso, in quel periodo, mentre tornavo a casa nel fine settimana - questo lo ricordo perché ero stato in discoteca e quindi doveva essere un venerdì o un sabato - vidi due uomini aggirarsi nella pineta vicino casa con fare sospetto e trasportando un involucro enorme. Siccome c'erano stati dei furti di slot-machines in zona, pensai che fosse qualcuno che avesse da nascondere della refurtiva, credevo fossero quelle macchine. Io sono clandestino e chiaramente mi faccio i fatti miei…».

Bisogna anche dire che di notte alla Bufalina le presenze sono particolari: in zona girano persone dedite alla prostituzione o allo spaccio e i rispettivi clienti, nessuno che entri insomma in contatto con carabinieri e polizia quand'anche notasse qualcosa di strano. Il giovane, che abita nei dintorni, data la sua posizione di clandestinità, non fece quindi caso a ciò che vide.

«Quando mi hanno arrestato e messo ai domiciliari – ha aggiunto il tunisino – per ingannare il tempo mi sono messo a guardare la tv ed ho scoperto l'esistenza di questo giallo. Così ho ricostruito che il periodo in cui vidi i due trasportare quella cosa, che poteva anche esser un corpo, era sicuramente dopo Natale e ai primi di gennaio. Non mi ricordo quale settimana fosse di preciso, ma sentendo anche il racconto dell'altro teste ho pensato che potesse interessare. Non conosco i protagonisti di questa storia e non saprei dire chi fossero, fra l'altro uno l'ho visto male, perché era dietro l'altro e accovacciato quasi a terra. Il primo era alto, magro e con un volto affilato. Potrebbe essere la persona che sospettano? Forse sì». Il tunisino dà anche un'indicazione sull'orario. «Intorno alle tre di notte». Un racconto che potrebbe collegarsi a quello di Loris Gozi. Ma se il giostraio riconosce chiaramente Antonio a mezzanotte e mezzo e parla solo di due sconosciuti quando assiste alla lite avvenuta in via Gigli intorno alle una, una lite illuminata solo dalla luna, anche questo teste trova una somiglianza fra Antonio e lo sconosciuto avvistato nel bosco in compagnia di un altro uomo, ma non dà con precisione definitiva un volto e un nome.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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