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Marito violento, ma non abusò della figlia

Marito violento, ma non abusò della figlia

Artigiano assolto dal reato di violenza sessuale e condannato per i maltrattamenti alla moglie

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PISA. Assolto dall'accusa di violenza sessuale su una figlia perché il fatto non sussiste.

Non doversi procedere per intervenuta prescrizione per il reato di lesioni verso le due figlie. Condannato a un anno e 10 mesi per maltrattamenti ai danni della moglie.

A distanza di quasi nove anni dalla denuncia delle due figlie e della moglie, che in aula ha poi ritrattato la sua versione, si è chiuso ieri mattina davanti al collegio (presidente Salutini, a latere D'Auria e Giovannelli), il processo a carico di un artigiano di 58 anni, residente nel comprensorio del cuoio.

L'ombra lunga della prescrizione, in caso di appello, cancellerà anche la condanna inflitta dalla corte con il beneficio della sospensione condizionale.

L'imputato, difeso dagli avvocati Antonio Cariello e Sergio Martelli, era stato rinviato a giudizio con l'accusa di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Lo avevano denunciato nel giugno 2004 le due figlie, di cui una con disagio mentale, e la moglie, con seri problemi di alcolismo.

Secondo l'accusa contenuta nelle tre querele presentate ai carabinieri, l'uomo veniva descritto come un violento, pronto ad alzare le mani e che da quando una delle due figlie aveva dieci anni e fino alla maggiore età aveva abusato di lei.

Più volte alla settimana per almeno otto anni quando in una mansarda sopra l'officina o spesso anche in bagno. Era la tesi dell'accusa che in aula, in fase di requisitoria, il pm Filippo Maffeo non ha ritenuto supportata da conferme sufficienti per chiedere una condanna.

«In tutti questi anni la ragazza non ha mai sentito il bisogno di confidarsi con qualcuno? – ha argomentato il pm –. Nessuno in casa ha percepito quello che accadeva in soffitta e nel bagno? Le dichiarazioni avrebbero avuto bisogno di riscontri esterni che non ci sono stati. La versione della vittima non è stata lineare».

Per i maltrattamenti, invece, ha considerato sussistenti le prove a carico dell'artigiano e ne ha chiesto la condanna a un anno e 3 mesi.

Opposta la visione delle responsabilità illustrata dai legali delle parti civili, le due sorelle che ora vivono nel Senese.

L'avvocato Alberto Boldrini nelle sue conclusioni ha definito l'imputato un «padre padrone, un violento che vedeva le donne di casa come un peso di cui non si voleva far carico. Una persona autoritaria che ha gestito la famiglia e l'ha poi disgregata con botte e minacce. Le due figlie sono state costrette a fuggire per riprendersi la propria vita».

L'avvocato Martelli ha sottolineato i tempi della la presentazione della denuncia «a distanza di 11 anni dal primo episodio di presunta violenza sessuale e due anni dopo che la giovane se ne era andata di casa. Quella figlia non è attendibile».

Per l'altro difensore, Antonio Cariello, «la credibilità dei testi dell'accusa è stata carente e al centro di tutto c'era quella figlia con cui il padre litigava perché non aiutava in casa. Era una fannullona».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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