Sicurezza
Debiti degli enti locali Primi pagamenti a giugno
Partito l’iter burocratico affinché le imprese possano riscuotere i crediti La Cna: «Ben vengano le risorse, ma siamo contrari a una pesante burocrazia»
PISA. Le imprese che vantano un credito dagli enti pubblici aspettano da tempo e, tra queste, ci sono anche ditte con l’acqua alla gola. Se avessero già riscosso, la loro situazione finanziaria sarebbe diversa. Ma non solo. In molte non possono neanche lavorare perché in attesa di quei soldi, le banche negano le risorse necessarie per andare avanti. Una situazione disastrosa cui il nuovo governo ha voluto fare fronte, ma la burocrazia diventa un diavolo che ci mette lo zampino e - per un artigiano o un piccolo e medio imprenditore - orientarsi in questi vincoli è una corsa a ostacoli che non finisce mai. Ma anche gli enti pubblici devono fare i conti con la macchina burocratica.In questa stessa pagina, pubblichiamo una sorta di “road map” con scadenze e adempimenti e la tabella di alcuni enti pubblici che, entro il 15 maggio, hanno presentato domanda di liquidità per pagare i creditori.
«Riscuotere da parte di chi ha lavorato - afferma Andrea Zavanella, presidente della Cna di Pisa - è un diritto che è assurdo sia proprio lo Stato a mettere in discussione. Ben vengano queste risorse, finalmente, ma siamo decisamente contrari a qualsiasi forma di ulteriore appesantimento di procedure, burocrazia, certificazione per mettere le imprese in condizioni di riscuotere. E soprattutto occorre che vi siano meccanismi stringenti per costringere tutti gli enti pubblici di pagare in tempi celeri le imprese: i ritardatari devono essere in qualche modo svantaggiati o penalizzati per la loro inerzia e o il disordine di bilancio. Non ci devono rimettere solo le imprese, com'è stato fino ad ora».
L’idea che muove il decreto è semplice: gli enti locali vengono accreditati e, nel caso in cui non avessero liquidità, per loro paga la Cassa depositi e prestiti senza che questi soldi vanno a intaccare il Patto di stabilità. La Camera ha dato il primo via libera allo sblocca-debiti con i primi 4,5 miliardi di cui 3,5 ai Comuni e 1 miliardo alle Province. Ma la procedura è complicata. Non solo per gli enti pubblici, ma lo stesso creditore è chiamato a una serie di passaggi da formalizzare: deve presentate alla Pubblica amministrazione un’istanza per la certificazione e se questa non provvede al rilascio entro 30 giorni, il creditore può chiedere all’Ufficio Centrale di Bilancio o alla Ragioneria Territoriale dello Stato la nomina di un commissario che provvederà al rilascio della certificazione. Il creditore, ottenuta la certificazione, può recarsi presso una banca per ottenere un’anticipazione. Ma perché tutti questi passaggi , perché dovere certificare un credito già esigibile? Sono i misteri della burocrazia.
Nella tabella che pubblichiamo, la situazione è quella fotografata al 15 maggio (c’è tempo fino al 31 maggio): quelle accreditate sono le richieste che sono state riconosciute e verranno finanziate. Quando? Intanto, il decreto deve ora superare l’esame del Senato per l’approvazione definitiva e poi scatteranno i tempi tecnici. La speranza (se si vuole essere ottimisti) è che le prime imprese possano riscuotere entro la fine di giugno, sempre che non ci siano intoppi.
Il presidente Andrea Zavanella, tuttavia, sottolinea che «per rimettere in moto il paese non basta il pagamento dei crediti della Pubblica amministrazione che sono comunque 100 miliardi di euro di cui solo il 10% anticipato o ceduto alle banche. Sono necessari interventi in grado di riavviare un ciclo economico. Da anni il dibattito nazionale è bloccato sull'opportunità di realizzare grandi opere come il Ponte sullo Stretto o la Tav la cui utilità è spesso messa in dubbio. Pesano su queste opere le incertezze legate alla diminuzione dei traffici di merci e persone causata dalla crisi».
«Penso che la Cna - continua Andrea Zavanella - debba essere promotrice di una diversa modulazione del Patto di stabilità che consenta al contrario la realizzazione di una grande quantità di interventi medi e piccoli finalizzati alla ricostruzione dei territori colpiti dai terremoti e dalle alluvioni degli ultimi anni, e per prevenire ulteriori disastri. Si tratta di mettere in sicurezza il nostro territorio le nostre scuole, i nostri beni culturali. Ridare lavoro sui territori, affidando la responsabilità ai sindaci, che sono le istituzioni più vicine ai cittadini e alle imprese».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
