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Pisa

«Meglio stare fermi che spostare i banchi»

«Meglio stare fermi che spostare i banchi»

Boni (commissione Duomo) stima in 40mila euro il costo del nuovo allestimento in via Pietrasantina

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PISA. «Se uno deve spendere 40mila euro per smontare la bancarella e riattrezzarla nel parcheggio di via Pietrasantina, dove guadagnerebbe poco o nulla, gli conviene stare fermo».

Si gode la sentenza del Consiglio di Stato, Gianmarco Boni, responsabile della commissione mercato del Duomo, «è importante perché conferma il nostro diritto di lavorare lì», e si dice pronto a ricevere una chiamata del Comune per discutere tempi e modi dell’intervento al Museo delle Sinopie.

«Siamo soddisfatti della sentenza – precisa Boni – ma devo dire che Pisa non ha fatto una bella figura e non per colpa nostra».

La magistratura amministrativa ha stabilito che i lavori vanni fatti e che al termine delle opere i bancarellai dovranno tornare al loro posto. Viene così scongiurato il trasferimento definitivo in via Pietrasantina che sarebbe stato vissuto come una débâcle finanziaria dagli oltre ottanta operatori che gravitano attorno a Piazza dei Miracoli.

Cosa faranno gli ambulanti durante il cantiere? Boni, storico venditore di souvenirs, è avvezzo alla concretezza dei numeri. E da buon commerciante all’analisi dei conti fa seguire le decisioni.

«Ci siamo informati su quanto costa spostare una bancarella – spiega –. Si tratta di strutture che hanno decine di anni. Vorrei proprio trovare una ditta capace di prenderle come sono ora e rimetterle nella nuova collocazione senza fare danni. In realtà per smontarle e riallestirle con nuovi pezzi ci possono volere dai 35mila ai 40mila euro. E poi per andare in un posto dove faremo sì e no 2mila euro di incasso? Con queste cifre ci conviene stare fermi».

È la soluzione estrema quella di abbassare le serrande. I bancarellai ripropongono all’amministrazione l’ipotesi dell’avanzamento dei lavori a lotti. «L’avevamo presentata tempo addietro e per noi rimane valida» chiosa Boni che alle perplessità sollevate sui guadagni indicati nel ricorso al Consiglio di Stato (15-16mila euro all’anno) replica con un consiglio: «Chi vuole vedere i nostri conti vada all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza. Certo, i nostri incassi sono superiori all’importo inserito nel ricorso. Ma dobbiamo toglierci le spese e le tasse. Il guadagno vero e netto è quello scritto nel documento presentato al Consiglio di Stato». Boni risponde anche a chi si diceva scettico sulla possibilità che a fronte di entrate così ridotte i bancarellai si dicessero disponibili ad acquistare le aree all’interno del Santa Chiara. «Potremmo fare un consorzio e chiedere un prestito – argomenta –. Abbiamo fantasia, voglia di fare, siamo pisani. Finora con l’amministrazione c’è stato un muro di gomma. Speriamo, dopo la sentenza, di trovare più disponibilità».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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