Finanza
Il polittico di Martini torna a splendere
Terminato il restauro della preziosissima opera del Trecento, esposta nel museo di San Matteo: è durato due anni
PISA. L’oro. Quello che colpisce è l’oro zecchino, fine, luccicante che fa del polittico di Simone Martini un grande gioiello dipinto, piazzato là, nel bel mezzo della grande sala del Museo di San Matteo proprio davanti a quello del grande collega pisano Francesco Traini.
A presentarlo ieri mattina con tutti gli onori è stato il direttore del museo Dario Matteoni, alla presenza di varie autorità cittadine, restauratori e giornalisti. Un restauro durato due anni finanziato dalla Fondazione Pisa per un importo di 99.600 euro, eseguito nello stesso museo permettendo a chi fosse interessato di seguirne le fasi. Un fatto nuovo e certamente interessante. Ad eseguirlo il laboratorio Lo studiolo di Lucca coordinato dal restauratore della Soprintendenza di Pisa e Livorno Pierluigi Nieri che, con emozione, spiega il lavoro fatto e i risultati che hanno permesso di svelare molti segreti del grande Simone Martini.
Quali i problemi da affrontare di fronte ad un dipinto del Trecento che, per quanto integro, è stato smembrato nel Seicento?
«Il primo - spiega Nieri - è la disomogeneità delle parti divise nel XVII secolo. Effetto causato dai diversi criteri di manutenzione delle pitture, da ritocchi e velature alterati e anneriti. Secondo problema, la disposizione delle tavole che formano il polittico, ricomposte nel 1946 e risistemate negli anni Settanta del Novecento. Bisognava trovare quella giusta, originaria».
Che cosa è emerso dalle analisi diagnostiche effettuate prima di affrontare il restauro?
«Le radiografie sono servite per capire la collocazione iniziale delle tavole e di ripristinarla. Era giusta quella degli anni Settanta del Novecento. Hanno messo in luce il sistema costruttivo dei singoli scomparti sui quali le figure sono dipinte su due piani sfalsati. La Fluorescenza Ultravioletta ha permesso di individuare ridipinture, ritocchi, vernici e cere sovrapposte alle pitture originarie. La Riflettografia Infrarossa di scoprire i disegni del pittore fatti a carboncino sulla superficie ingessata delle tavole e fissati in alcuni punti col pennello ad acquerello. Ha rivelato la tecnica utilizzata dal pittore, i tipi di materiali usati, il sistema di lavoro, l’iconografia. Sono affiorati anche pentimenti o variazioni, nel Cristo e nella Vergine dolente nella predella, e nel margine destro del manto della Madonna nello scomparto centrale».
Che cosa si è fatto nel restauro?
«Risanato il supporto ligneo deteriorato e ripristinato l’aspetto omogeneo originario del polittico, eliminando aggiunte non consone. Si è proceduto poi ad una integrazione pittorica di tutte la lacune emerse dopo la rimozione dei ritocchi, secondo i principi scientifici, con materiali reversibili e selezione cromatica per non falsificare l’immagine originaria».
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