Il Tirreno

Pisa

Stalker libero e in regola grazie alla figlia di tre anni

di Pietro Barghigiani

Parla l’avvocato del tunisino condannato, espulso e rimesso in circolazione «La legge fa prevalere il diritto del genitore straniero a stare con il minore italiano»

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PISA. La condanna? Con la sospensione condizionale. L’espulsione? Non doveva essere coattiva perché la legge fa prevalere il diritto del genitore a stare con una figlia minore italiana.

L’avvocato Andrea Callaioli assiste il 47enne tunisino condannato per stalking giovedì, portato al Centro per l’identificazione ed espulsione di Torino il venerdì e rimesso in libertà lunedì. Il legale spiega come, da un punto di visto giuridico, i passaggi che hanno portato al ritorno a Pisa dell’uomo sono stati ineccepibili. Anzi, a suo dire la questura è stata un po’ troppo precipitosa nell’espellere il nordafricano che vuole riprendere i contatti con la figlia di 3 anni avuta dalla donna che lo ha denunciato per le minacce e le botte ricevute durante la loro relazione. In primo grado il tunisino è stato condannato a un anno e mezzo con pena sospesa.

«L’ho visto martedì – afferma l’avvocato Callaioli –. Intanto faremo ricorso in appello perché a nostro avviso non ci sono le condizioni per una condanna. E poi devo dire che a mio avviso anche l’espulsione coatta disposta dalla questura poteva essere evitata. Nonostante il mio cliente fosse genitore di cittadina italiana, la questura ha ritenuto di emettere un decreto di espulsione immediatamente esecutivo e lo ha portato al Cie di Torino. C’è stata una certa discrezionalità e non avrebbero dovuto espellerlo perché è padre di bimba italiana. E, comunque, avrebbero dovuto, a mio avviso, lasciargli un periodo di tempo affinché procedesse in maniera spontanea».

Quando la sua compagna 32enne ha ricevuto la telefonata dell’uomo che a suo dire le ha rovinato la vita si è sentita gelare. «Dove siete?» le ha chiesto. Parole secche riferite anche alla bimba che l’hanno fatta ripiombare nell’incubo da cui sperava e pensava di essere uscita.

«Non essendoci documenti validi in possesso del mio assistito – prosegue il legale – è stato disposto il trattenimento al Cie. Il giudice di pace di Torino, sulla base della nostra opposizione, e considerato il fatto che il tunisino è padre di minore italiana, non ha convalidato la permanenza nella struttura perché la procedura non era corretta». La donna sostiene, però, che la questura aveva avvertito a voce il giudice di pace della pericolosità del nordafricano a carico del quale, secondo l’ex convivente, c’era anche un’azione per revocargli la patria potestà che doveva essere spedita via fax dall’avvocato messo a disposizione dalla Casa della donna.

«Spetterà al giudice di pace di Pisa pronunciarsi sulla legittimità dell’espulsione – spiega l’avvocato –. Ad oggi il mio cliente non è a conoscenza di procedimenti pendenti al Tribunale per i minorenni finalizzati a intervenire sulla patria potestà. Questi procedimenti vengono notificati all’interessato e noi non ne abbiamo notizia».

Da lunedì il 47enne è ospite di un connazionale e, stando al suo difensore, vuole rivolgersi ai servizi sociali attraverso la Pubblica Assistenza per avviare un percorso di recupero con la bambina. «Fintanto che è stato a casa si è occupato della bambina – afferma –. Ha diritto e volontà di poter rimanere in rapporti con la figlia. Si tratterà di regolare i contatti e qui deve intervenire il Tribunale per i minorenni. E, a mio avviso, il mio assistito ha diritto al permesso di soggiorno proprio per la sua qualità di padre di bimba italiana. Prevale il suo diritto come genitore, ma soprattutto prevale il diritto del minore ad avere non solo la mamma anche il babbo. Il diritto ad avere entrambi i genitori in un ambito familiare, sia pure disgiunto, ma con la presenza di padre e madre, viene ritenuto prevalente rispetto a esigenze di carattere amministrativo come il permesso di soggiorno».

Il condannato per stalker in primo grado può restare a Pisa, anche se la questura sta vigilando sull’eventuale avvicinamento all’ex compagna che violerebbe l’ammonimento che lo ha già raggiunto da tempo. Per l’avvocato «solo se si arriverà a una revoca della patria potestà ci potrà essere l’allontanamento dall’Italia».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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