Il Tirreno

Pisa

Petrucci, il pisano doc del centrodestra che punta a vincere

di Carlo Venturini
Petrucci, il pisano doc del centrodestra che punta a vincere

«Il Pdl ha scelto il senatore grossetano Mugnai all’ultimo tuffo io lavoro da otto mesi per l’alternativa al sindaco Filippeschi»

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PISA. Quando si chiede a Diego Petrucci dove abita, lui risponde: «A Tramontana, a San Michele». Petrucci è il candidato sindaco delle liste Noi Adesso Pis@ e Fratelli d’Italia.

Petrucci è pisano per nascita, passione e convinzione. Da dieci anni è nel Consiglio degli anziani del Gioco del Ponte.

«Allo stadio, da quando sono candidato, non vado perché vedere la sfilata dei politici pettinati e consumati che vanno a raccogliere i voti tra i tifosi, mi dà il voltastomaco».

Lui, però, ai tempi di Romeo Anconetani, a Cesena a 1000 lire tutto compreso, biglietto per lo stadio e il treno, c’era.

«Odio il vecchio modo di fare politica, il presenzialismo nei giorni comandati», dice Petrucci, avvocato, che festeggerà 39 anni il 26 maggio, giorno delle elezioni.

«Ho fatto il liceo classico Galilei, studiavo filosofia, ma anche i cavalli», ammette il candidato che è stato ed è frequentatore dell’ippodromo di San Rossore.

La sua stagione politica inizia in Azione Universitaria. «Esperienza bellissima, molto formativa, erano gli anni di Mani pulite, i giovani votavano Fini».

In quel periodo Petrucci fece aprire l’attuale aula studio di Ponte Solferino. E la passione per la scrittura lo vide redattore dei giornali studenteschi di destra: “Aula” e “Laboratorio ’99”. Già allora le prime schermaglie politiche con gli avversari di oggi: Andrea Ferrante, ora segretario comunale del Pd, e Dario Danti di Sel. Poi l’elezione in consiglio comunale con Alleanza nazionale, quindi l’ingresso nel Pdl.

«Nel 2003 fui il consigliere più votato con 571 preferenze», ricorda Petrucci che in tempi non sospetti, ben prima dei grillini, chiese ed ottenne la diretta streaming dei consigli comunali.

«In maniera strumentale mi è stata scippata la candidatura della Luminara a patrimonio immateriale per l’Unesco – dice Petrucci –, in Comune non sapevano neppure che cosa significasse patrimonio immateriale».

Alla domanda se Petrucci è di destra, lui risponde: «Sono categorie del Novecento, non hanno più senso. Ma con ciò non voglio rifarmi una verginità. Anzi, rivendico tutto quello che ho fatto nella destra e nel centrodestra».

Non devono essere state facili la vita e l’attività di Petrucci da uomo di destra in una Pisa pittata di rosso. Più volte ha subito atti vandalici all’auto. «Venti cretini li trovi in tutte le città, però a Pisa non ho mai avuto la sensazione di non poter dire la mia in pubblico o di non poter svolgere in piena libertà l’attività politica che, sì, in effetti era diversa da quella che si faceva in città».

Petrucci si è candidato lanciando una lista civica, perché «la struttura partitica è obsoleta, i partiti non sono più sufficienti da soli a governare i territori, c’è gente che vuol fare politica ed impegnarsi per la propria città, lontano dalle beghe dei partiti nazionali».

Arriva la stoccata finale e la mano tesa agli elettori del Popolo della libertà: «Per la quinta volta consecutiva il Pdl decide il candidato sindaco all’ultimo tuffo. Stavolta è il senatore grossetano Franco Mugnai, quasi estratto a sorte, come se essere primo cittadino di Pisa fosse un premio di consolazione, mentre io sono otto mesi che faccio campagna elettorale. Gli elettori del Pdl devono capire chi veramente rappresenta il cambiamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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