Gioco
«Non ci fanno mettere i tavoli all’aperto»
Si lamentano i baristi del Lungarno Mediceo con le attività davanti al marciapiede ampliato
PISA. Bene il manto rifatto e il marciapiede rimesso a nuovo. Male non poter schierare tavoli e sedie all’aperto.
Sono una quindicina i commercianti infuriati per non sapere a pochi giorni dal Giugno Pisano se potranno allestire gli spazi fuori dai locali sul Lungarno Mediceo.
Mario Fontana, del bar Fm Drink, è il portavoce della protesta.
«La Sepi ci ha sospeso le pratiche per il suolo pubblico – afferma l’esercente –. Dicono che la decisione spetta al Comune. Allora siamo andati a Palazzo Gambacorti e la risposta è stata che attendono il via libera della Soprintendenza che, interpellata, ci ha detto di non saperne niente. Dopo tante promesse e numerosi progetti, da almeno un anno e mezzo stiamo subendo un danno».
Il tratto interessato si estende per non più di una cinquantina di metri dove trovano posti diversi bar.
«È chiaro e pacifico che un cliente che vuole stare all’aperto va dove trova sedie e tavoli – aggiunge Fontana –. È da novembre che cerchiamo di capire se e quando poter attrezzare l’esterno dei nostri locali e nessuno ancora ci ha chiarito come e cosa dobbiamo fare. Rimbalziamo da un ente all’altro e intanto il Giugno Pisano si avvicina. Per noi rappresenta un’opportunità di lavoro di rilievo. E non poter contare sul servizio fuori ci penalizza rispetto alla concorrenza. Vogliamo solo lavorare e pagare il suolo pubblico. Perché qualcuno non ci dice davvero come stanno le cose? Finora il Comune non è stato chiaro nei confronti delle nostre richieste. Vogliamo avere una risposta. Ne va del nostro lavoro».
Nel novembre scorso, in occasione dell’inaugurazione dell’opera, costata 580mila euro e comprensiva anche dei servizi interrati e rinnovati, l'assessore ai lavori pubblici, Andrea Serfogli, riferendosi ai marciapiedi allargati e ben sistemati auspicò la possibilità che gli esercenti «potessero allestire tavolini all'aperto secondo uno schema uguale per tutti e non invasivo».
È quello che chiedono da mesi gli operatori a cui nessuno ancora ha saputo rispondere con chiarezza alla vigilia della stagione turistica. (p.b.)
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