Il Tirreno

Pisa

Roberta, ora vacillano le verità del marito

di Pietro Barghigiani
Roberta, ora vacillano le verità del marito

Il coniuge ha sempre negato la richiesta di informazioni e la simulazione dell’avvistamento

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SAN GIULIANO TERME. «Logli era accompagnato quando si è presentato da Loris Gozi per mostrargli la foto della moglie sparita nella notte. All’inizio pensavamo fosse un volontario della Protezione civile. Poi ci siamo informati meglio. Si faccia avanti perché testimoniare è un dovere civico».

Tesi e smentite. Abbozza un sorriso il procuratore capo Ugo Adinolfi quando conferma le dichiarazioni del superteste. Quello che dice Gozi è sempre stato smentito da Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

L’esistenza, però, di una persona estranea all’ambiente familiare del testimone e senza vincoli di parentela con i Ragusa-Logli, viene vissuta dalla Procura come un ulteriore mattone messo al posto giusto nel castello accusatorio contro l’unico indagato dell’inchiesta.

Il procuratore Adinolfi si limita a confermare l’esistenza di un accompagnatore di Logli suffragando la versione del superteste che aveva accennato allo storia nelle prime testimonianze acquisite come sommarie informazioni e non nell’incidente probatorio.

Il sindaco. «Non so davvero chi possa essere quel testimone – afferma il sindaco di San Giuliano Terme, Paolo Panattoni –. L’allarme venne lanciato il sabato mattina con la denuncia presentata verso le 12,30-13. Poi nel pomeriggio iniziarono le ricerche. In zona arrivarono una decina di gruppi di volontariato da tutta la Valdera per un totale di un’ottantina di persone. Può anche essere che la persona che stanno cercando sia un amico di Logli e anche un volontario della Protezione civile».

Le incongruenze. Il tempo passa e gli inquirenti non sembrano avere fretta. Il capo della Procura non ha mai fatto mistero di aver avviato una sfida a distanza con l’indagato, soprattutto psicologica, alternando anticipazioni a carico di Logli e apparenti rassegnazioni su una possibile archiviazione delle indagini. «Aspettiamo un passo falso» ripete il dottor Adinolfi.

Versioni contro. Finora era la parola di Loris contro quella del marito di Roberta. Anche la moglie Anita e la suocera del testimone sostengono che in due occasioni, la mattina e il pomeriggio, Logli si sarebbe presentato con una foto di Roberta per chiedere informazioni.

Una circostanza sempre negata dall’indagato attraverso il suo legale, Roberto Cavani. Ora, però, quello che all’epoca poteva essere un amico al fianco di Logli in un momento di apprensione familiare dell’imprenditrice, potrebbe diventare il teste che smentisce il marito della donna scomparsa.

Se confermasse di essere stato accanto all’indagato durante le ricerche porta a porta, la credibilità delle dichiarazioni di Logli subirebbero un colpo evidente.

Avvistamento simulato. L’altra incongruenza contestata dalla Procura è quella della simulazione dell’avvistamento fatta in via Gigli da Logli con un amico. Gli inquirenti avrebbero la certezza documentale che la scena è stata ricreata dall’indagato per misurare distanze e affidabilità del suo accusatore che sostiene di averlo visto nella strada due volte - alle 00,30 e alle una con relativo litigio con una donna - la notte della scomparsa di Roberta quando lui ha sempre detto di trovarsi a letto. Anche questa simulazione per Logli è solo una fantasia.

La strategia. Il punto è chiaro e adesso traspare la strategia del procuratore capo con la sua guerra di logoramento di nervi. Il marito di Roberta nega di essersi andato da Gozi a mostrargli la foto della moglie e anche di aver ricostruito l’episodio dell’avvistamento.

Se per la simulazione la Procura avrebbe in mano le prove che smentiscono Logli, il volontario della Protezione civile potrebbe ora confermare quanto dice Loris sulla richiesta di informazioni dell’indagato il giorno dopo la scomparsa di Roberta. E a quel punto sarebbero due le circostanze sulle quali Logli avrebbe mentito. Uno scenario che rafforzerebbe, nella tesi dell’accusa, la veridicità della testimonianza di Gozi sull’avvistamento in via Gigli di quello che è considerato l’assassino di Roberta Ragusa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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