Sicurezza
Rischio contaminazione anche per le abitazioni
Si dovrà accertare la presenza di inquinanti nei terreni privati vicini all’area Le analisi saranno a carico dell’ateneo, si teme pure per la falda idrica
PISA. L’ex sito industriale Guidotti acquistato dall’università potrebbe aver inquinato anche i terreni vicini dove si trovano insediamenti residenziali.
Lo afferma la conferenza dei servizi tenutasi in Provincia tra gli enti chiamati a valutare il piano di bonifica dell’area comprata dall’ateneo per ampliare il polo didattico.
Inquinamento. L’ente di piazza Vittoria Emanuele II «prende atto della presenza di una "potenziale contaminazione" anche all'interno di due proprietà private a uso residenziale confinanti con il sito in questione».
Si tratta in prevalenza di mercurio stratificato nei primi tre-quattro metri di terreno.
Paga l’università. Sarà l’università a farsi carico dei controlli anche in questa porzione di area esclusa dalla proprietà acquistata all’interno degli ex laboratori Guidotti. Un obbligo con il quale viene esteso a carico dell’ateneo le analisi alla ricerca degli inquinanti e la loro neutralizzazione.
L’ordinanza. L’Asl 5 su questi due siti, per i quali esiste un rischio sanitario, ritiene non debbano essere eseguite attività di movimentazione terra o coltivazione. E chiede al Comune di Pisa di emettere un’ordinanza valida «almeno fino alla definizione del loro effettivo stato di "contaminazione" e del loro eventuale risanamento» si legge nella relazione della conferenza dei servizi.
Terreno tossico. I dati ottenuti dai primi controlli hanno mostrato il superamento del limite di legge per vari metalli, come i tossici policlorobifenili e gli idrocarburi.
Le contaminazioni più intense e diffuse riguardano i parametri del mercurio. Sono state riscontrate, nei primi 1,5 metri, concentrazioni elevate nella porzione nord occidentale del sito, confermando quindi i dati di Arpat sulla base dei quali la conferenza provinciale del 14 settembre 2011 aveva ritenuto necessaria una indagine integrativa.
La contaminazione è comunque localizzata allo strato superficiale di riporto fino ad un massimo di 3 m di profondità. Campioni prelevati a profondità inferiori non hanno mostrato invece superamenti del limite normativo.
Acque a rischio. Per quanto riguarda le acque sotterranee, i dati relativi alla nuova rete di monitoraggio confermano l'esistenza di superamenti del limite normativo prevalentemente per alcuni organoclorurati e per i solfati (tenendo nella giusta considerazione quelli relativi al manganese).
Le prescrizioni. Dovrà essere effettuato un nuovo campionamento delle acque sotterranee (da effettuarsi in contraddittorio con Arpat) in particolare sui piezometri intercettanti la circolazione idrica più confinata, determinando i metalli (in particolare mercurio, arsenico e nichel) e organoclorurati; dovrà essere presentato il progetto di bonifica del sito in oggetto entro 120 giorni dalla ricezione dell'atto del Comune di approvazione delle indagini di caratterizzazione; dovrà essere condotta una indagine supplementare a spese dell’università per determinare l'estensione della "potenziale contaminazione", rilevata durante le ultime indagini, nelle proprietà private direttamente confinanti con il sito "ex laboratori Guidotti"; dovrà essere realizzato, entro 30 giorni dalla ricezione dell'atto comunale, l'intervento per impedire ulteriore diffusione di contaminazione all'esterno del sito.
«Si sottolinea infine che la fase edilizia riguardante la costruzione di nuovi fabbricati potrà avvenire soltanto dopo l'emissione della certificazione finale di avvenuta bonifica ai sensi della vigente normativa di settore da parte della Provincia» conclude la relazione. Prima di mettere in azione le betoniere, dovrà essere messo al sicuro il fronte chimico.
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