Sicurezza
Al Calambrone lavori ancora fermi e la draga è sparita
Il Comune di Pisa non sa niente del sopralluogo annunciato Intanto il cantiere è stato tolto con una settimana d’anticipo
PISA. L’acqua dello Scolmatore è ancora nera. Di qua e di là dal ponte di Calambrone. Ma la draga non c’è più. E non c’è più neanche la pompa che per sette giorni ha sputato migliaia di litri di melma in direzione mare. Tutto sparito, da un giorno all’altro, senza una riga di comunicazione ufficiale, come d’altra parte nessuna nota ufficiale c’era stata per l’inizio dei lavori. La motivazione che arriva da palazzo Rosciano a Livorno, sede dell’Autorità Portuale che aveva in carico i lavori su autorizzazione della Provincia di Pisa, ente competente del bacino idrico, è semplice: «Abbiamo fermato la raccolta e lo spostamento dei sedimenti per verificare se i fondali abbiano già raggiunto i tre metri e mezzo necessari al passaggio degli yacht dai Navicelli alla Darsena Toscana». Semplice ma non troppo convincente, perché molte cose non tornano. Il primo dubbio riguarda proprio lo stop ai lavori: quando Il Tirreno mercoledì scorso ha denunciato quanto stava accadendo nello Scolmatore, la risposta che è arrivata dall’Autorità Portuale è stata che i lavori sarebbero andati avanti, ininterrottamente, fino a metà di questa settimana, cioè fino ad oggi. Due giorni dopo però proprio palazzo Rosciano cambiava decisamente il cronoprogramma e annunciava la sospensione a breve per i rilievi batimetrici. Una coincidenza? Di certo il comunicato della Port Authority arrivava tre ore prima della nota del Comune di Pisa che a sua volta annunciava la sospensione immediata dei lavori. Ma non per permettere i rilievi sulla profondità. Nella nota di palazzo Gambacorti non si elencavano le motivazioni, ma la spiegazione a voce parlava di un intervento «nato soltanto per rispetto al risentimento dei balneari» che nella mattina di venerdì avevano incontrato il sindaco Filippeschi.
E allora un altro quesito nasce spontaneo: è stato il Comune a sospendere i lavori o se li è autosospesi palazzo Rosciano? E in questo caso: possibile che mercoledì non si avesse coscienza che si era già arrivati alla profondità giusta e si siano sbagliati i tempi addirittura raddoppiandoli? E che i fondali in appena sei giorni abbiano raggiunto le profondità necessarie quando invece ne erano stati preventivati più di dieci?
Ma le domande non finiscono qui: se l’interruzione del dragaggio serviva a verificare la profondità raggiunta fino ad ora, perché è stato smantellato di colpo tutto, la draga della Sales, la grande pompa e l’escavatrice che sono sparite nel nulla? Un’altra domanda nasce dal sopralluogo che venerdì sera il Comune di Pisa aveva annunciato per la mattina di lunedì: “Da oggi i lavori sono sospesi, mentre lunedì prossimo sarà effettuato un sopralluogo per decidere come procedere”, recitava la nota di palazzo Gambacorti. Risultato: ieri mattina il Comune di Pisa non sapeva se quel sopralluogo che esso stesso aveva annunciato c’era stato oppure no e tantomeno era a conoscenza dell’esito. «Non riguarda noi, ma la Provincia e l’Autorità Portuale», era la risposta. Di fatto il sopralluogo annunciato dal Comune pisano non c’è stato. Forse ce ne sarà uno domani.
C’è poi il capitolo che riguarda l’Arpat. I tecnici sono stati sul posto ma è stato deciso - a sorpresa - che non era il caso di procedere al campionamento delle acque. Il motivo? Le autorizzazioni sono in regola: i sedimenti vengono tolti dai fondali e rimessi nell’alveo.
Il nocciolo della questione per Arpat, Autorità Portuale e Provincia di Pisa sta proprio qui: nella parola sedimenti e nella parola alveo. Guai a chiamare fanghi quell’ammasso di melma raccolta dai fondali tra Navicelli e Scolmatore, altrimenti si entrerebbe nella complicata e costosa partita dei rifiuti speciali. E guai sversare quei sedimenti in mare: l’importante è che quella roba resti nel fiume e infatti lì viene scaricata. Il problema però è che siamo sulla foce e che il mare è praticamente lì, a poche decine di metri dal luogo in cui quei sedimenti vengono risputati e potrebbero arrivare grazie alle correnti. Non si sa se tali e quali, oppure carichi di sostanze nocive smosse dal terreno.
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