Il Tirreno

Pisa

Il Gioco del Mulino lo vedremo all’Arsenale

di Pierluigi Ara

Girato un film dalla troupe di Fabio Rossitto durante la sfida alla macina Gli organizzatori, soddisfatti del successo, pensano all’edizione 2014

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CALCI. Echi positivi al Gioco del Mulino tornato con tutto il suo fascino in piazza Garibaldi. Tanta gente ed entusiasmo attorno ai mugnai, capaci di far rivivere il sapore dell’antico mestiere, quando nei tempi andati, la farina era la materia prima del lavoro che occupava un’intera collettività: la semina e la raccolta del grano, la sua trasformazione, le successive fasi della panificazione e delle fabbriche della pasta. È anche un tuffo storico il Gioco del Mulino, che precede per certi versi la sfida sul ponte di Mezzo a Pisa, in calendario a fine giugno. Nutrita la rappresentanza di Mezzogiorno che nelle presenze ha superato la parte di Tramontana, di cui pure è componente la squadra di Calci. Il Gioco del Mulino non poteva riscuotere migliore accoglienza dopo lo stop durato due lunghi anni. «Siamo contenti. Tutto, o quasi, è andato benissimo. Grazie di cuore» dice Daniele Cionini, il magistrato che incassa l’apprezzamento generale e annuncia: «È stato tra l’altro realizzato un film per iniziativa della troupe di Fabio Rossittohe sarà proiettato al cinema Arsenale».

Nello Pellinacci, condottiero di Calci al Gioco del Ponte e padre di due combattenti al Gioco del Mulino, gongola: «Avete visto che spettacolo! Esistono, ben inteso, margini di miglioramento. Stiamo già pensando all’edizione 2014, coinvolgendo pure le scuole».

«Tutto ok – interviene Michele Tozzini, presidente del centro naturale commerciale – però bisogna fare in modo che i combattenti siano espressione vera dei diversi quartieri. In tal modo i cittadini prenderebbero maggiore passione al gioco, che è unico nel suo genere in Italia. Per favorire questa giusta politica, l’amministrazione comunale è chiamata ad assicurare un incentivo economico ai referenti dislocati nei rioni».

Montemagno, intanto, si tiene ben stretta la fama alata, simbolo del successo conseguito forse nella sorpresa generale. Si tenga conto che in precedenza il borgo collinare, caro ad artisti e poeti, solo una volta aveva centrato l’exploit. I costumi, rispolverati per l’occasione, hanno trovato un giusto luogo dove essere al sicuro da brutte sorprese. Si tratta di un patrimonio da preservare gelosamente anche perché alcuni abiti sono unici nel loro splendore. Antonio Pierotti, il vecchio saggio, geloso cultore delle tradizioni locali, ammonisce: «Pensiamo a trovare subito un riparo al mulino per non rischiare che possa essere aggredito di nuovo dagli agenti atmosferici. Va già bene averlo tolto dal parco delle Fonderie: non era quella la sua casa».

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DEL GIOCO DEL MULINO

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