Sicurezza
Bancarotta, assolto imprenditore calzaturiero
PISA. Assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta per distrazione l’imprenditore calzaturiero Loredano Barzocchini, 73 anni, di Santa Maria a Monte, finito sotto processo per il fallimento del...
PISA. Assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta per distrazione l’imprenditore calzaturiero Loredano Barzocchini, 73 anni, di Santa Maria a Monte, finito sotto processo per il fallimento del calzaturificio Clara Srl, stabilimento a Chiesina Uzzanese e sede legale a Pontedera.
Il collegio presieduto dal giudice Pietro Murano (a latere Fabbricatore e Bencivinni) dopo una breve camera di consiglio ha pronunciato la sentenza di assoluzione nei confronti dell’imputato per il quale il pm Flavia Alemi aveva chiesto una condanna a 2 anni e mezzo.
Barzocchini, difeso dall’avvocato Francesco Paolo Arnò, nella sua testimonianza ha negato di aver fatto sparire fondi dell’azienda.
L’accusa mossa dalla Procura e dalla curatela fallimentare era di aver venduto alcuni macchinari, un’auto e un furgone a un prezzo stracciato, 43mila euro, quando pochi mesi gli stessi beni erano stato iscritti a bilancio per un valore di circa 400milam euro.
«La vendita è avvenuta a febbraio 2006 quando a gennaio c’erano stati i licenziamenti – ha detto nella sua requisitoria il pm –. È evidente la distrazione dei beni patrimoniali. Inoltre, l’imputato non ha saputo riferire chi fosse l’acquirente». I beni furono comprati da una società con sede in Macedonia attraverso la mediazione di un imprenditore di Segromigno in Monte titolare di un’attività di macchinari per calzaturifici.
«Quello che ho ricavato dalla vendita l’ho utilizzato per pagare l’avvocato, il commercialista e la società che faceva le buste paga – ha spiegato Barzocchini –. Per il finanziamento del Toyota Rav 4 ceduto mi stanno pignorando la pensione perché non ho pagato le rate. Sarà stata anche una vendita frettolosa, però, in questi casi quando si compra ti fanno pagare caro, ma quando vai a rivendere non ti offrono niente».
L’avvocato Arnò ha sottolineato il fatto che l’imprenditore non si sia intascato un euro e che dai 400mila euro contabilizzati andavano tolti i 150mila euro ricavati dalla vendita all’asta di un macchinario per l’assemblaggio delle calzature.
«Tutto quello che ha ottenuto dalla vendita lo ha versato per pagare avvocato e commercialista – è stata l’arringa del legale –. Non c’è stata la distrazione contestata dall’accusa. Forse può essere stato consigliato male dai professionisti nel vendere così velocemente i beni». Il calzaturificio Clara cessò la produzione nell’ottobre 2005 mandando a casa 38 persone.(p.b.)
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