Sicurezza
Il giallo storico “Il varo maledetto” chiude la serie
Sarà il racconto di Sergio Costanzo a salutare l’iniziativa con la morte di Percy Shelley avvolta nel mistero
PISA. Sergio Costanzo è un biologo appassionato di storia, soprattutto medievale con un debole per le gloriose gesta pisane. Quando si lascia alle spalle la porta del laboratorio di analisi dell'Azienda ospedaliera universitaria dove lavora, il suo rifugio sono i libri e la scrittura. E la passione per la lettura, è condivisa con la moglie. «Immagina - racconta - che quando ci siamo sposati abbiamo voluto la lista di nozze in libreria». E la casa, ovviamente, è piena di libri. Il romanzo storico è il genere preferito da Sergio Costanzo il quale, oltre a saggi e racconti, ha al suo attivo due libri "Io Busketo" del 2010 e "Il fiume si rise" del 2012, pubblicati dalle edizioni Linee Infinite.
Il suo racconto "Il varo maledetto" che uscirà domani - come scriviamo in questa stessa pagina - chiude la serie "Il giallo del lunedì". Anche in questo caso, l'autore segue la sua propensione per il racconto incastonato in una cornice storica. Abbiamo incontrato Costanzo e nel presentare il racconto di domani, abbiamo deciso di giocare a carte scoperte e di svelare i nomi dei protagonisti che nel racconto verranno alla luce soltanto nel finale. Questo per la semplice ragione di dare informazioni utili ai lettori di domani.
Siamo nell'estate del 1822 e Costanzo ha scelto di raccontare la vicenda del poeta Percy Shelley e della moglie scrittrice Mary Shelley (l'autrice di "Frankenstein"). La coppia prese alloggio in una casa a San Giuliano, proprio di fronte alle terme. «Un giorno - spiega Costanzo - mi trovavo a San Giuliano e andai al bancomat a prelevare. Alzai lo sguardo e lessi una lapide che ricordava il soggiorno della coppia in quella casa. Così nacque la curiosità e, nel tempo, l'idea di scrivere qualcosa, idea maturata proprio con il racconto per il Tirreno».
Percy Shelley viene ritrovato senza vita sulla spiaggia di Torre del Lago il 18 luglio del 1822: da numerosi giorni non si avevano più sue notizie dopo che aveva varato la goletta "Ariel" ed era partito per una gita in mare. In casa era rimasta ad aspettarlo la moglie Mary. I giorni passano e di Shelley non c'è alcuna traccia. Fino a quando il mare restituisce il corpo del poeta il quale, come vuole la legge di allora, viene sepolto in spiaggia nel punto del ritrovamento. Ma è in questo passaggio che il giallo incrocia la storia. Al momento in cui è ordinata la riesumazione affinché il cadavere sia bruciato, ecco che nella fossa non viene trovato il corpo del poeta.
«Nelle mie storie - spiega lo scrittore - mi documento e scrivo di personaggi che sono realmente esistiti. Poi, mi servo di personaggi di fantasia che mi servono per fare muovere la vicenda. Nel libro "Il fiume si rise" ci sono 137 personaggi tratti dalla storia e solo 13 inventati, ma sono quelli che servono affinché il romanzo prenda la sua forma. Il mio intento è raccontare le persone di un tempo con i loro pensieri e le loro paure, mentre soltanto dopo saranno consegnati alla storia».
Il biologo appassionato di storia ha, tuttavia, ereditato dai suoi studi scientifici anche la propensione a capire cosa c'è dietro una formula o un risultato di laboratorio. Costanzo aveva già messo nel mirino la coppia Shelley che ai contadini di allora appariva libertina e fuori dall'ordinario. E, poiché una curiosità tira l'altra, Costanzo ha anche scoperto che Mary Shelley quando scrisse il suo "Frankenstein" destinato a diventare un best-seller, per documentarsi entrò in contatto con la scuola chirurgica pisana di allora. Dagli anatomisti pisani raccolse suggerimenti utili.
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