Sicurezza
Cambia la serratura: condannata
La donna dovrà versare al marito un risarcimento di 3.700 euro
PISA. Deve essere condannato al risarcimento dei danni non patrimoniali il coniuge che impedisce all'altro di entrare nella casa familiare, sostituendo la serratura d'ingresso. Questo perché il diritto al godimento della propria abitazione, da parte di entrambi i coniugi, è riconosciuto dall'articolo 2 della Costituzione.
È questo il principio di diritto affermato dal tribunale di Pisa che, nella sentenza 273, ha deciso sul caso di una moglie che, approfittando dell'allontanamento volontario del marito per un viaggio in Nigeria, aveva sostituito la serratura dell'abitazione e impedito a quest'ultimo, al suo rientro in Italia, di accedere alla casa familiare, di cui era co-assegnatario. È stata condannata a risarcire al marito la somma di 3.700 euro, per avere leso, in modo grave, il diritto inviolabile dell'altro coniuge a godere della casa familiare,
Nella sentenza, il giudice ha spiegato che non c'erano dubbi sulla condotta illecita della moglie. La donna, infatti, non ha contestato di avere impedito al marito di accedere all'immobile e, all'epoca dei fatti, aveva dichiarato ai carabinieri intervenuti sul posto di avere sostituito la serratura e di non voler far rientrare il marito in casa.
Inoltre, il giudice ha ritenuto "irrilevanti" le motivazioni addotte dalla donna per giustificare la sua condotta: si tratta di crisi matrimoniale, indifferenza del marito nei suoi confronti e disinteresse al menage familiare, oltre ad asserite condotte violente da parte dell'uomo. La sentenza ha chiarito infatti che, anche se da "separati in casa", i coniugi avevano continuato ad abitare nell'immobile, con la conseguenza che il marito aveva conservato la detenzione qualificata della casa familiare.
E "irrilevante" è stato ritenuto anche il fatto che l'uomo si fosse allontanato spontaneamente dall'abitazione per fare un viaggio, perché questo non si poteva intendere come cessazione della detenzione da parte dell'uomo, né come presupposto per legittimare lo spoglio da parte della donna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
