Attenzione
Via Fani spiegata agli studenti
Anni di piombo: il figlio di uno dei carabinieri uccisi 35 anni fa parla al Matteotti
PISA. «Voi siete il nostro futuro. Non cedete mai alla violenza». Con queste parole ieri mattina, all'Istituto alberghiero Matteotti, Giovanni Ricci , figlio di Domenico, l'autista di Aldo Moro trucidato con la scorta il giorno del rapimento dello statista, 35 anni fa, ha risposto alle domande degli allievi della scuola prossimi alla maturità che lo hanno incontrato. Nella giornata della memoria delle vittime di terrorismo e stragi, l'associazione Il Mosaico, presieduta da Riccardo Buscemi, ha organizzato due incontri, uno al Matteotti con i giovani, e l'altro nel pomeriggio, in Comune, con i cittadini. Ricci, 47 anni, impiegato statale, ne aveva 11 quando il padre, appuntato dei carabinieri, fu ucciso in via Fani. Da anni porta il giro il suo messaggio contro il terrorismo e la violenza, dopo aver cercato una risposta ai mille interrogativi che si è posto sulla tragedia che lo ha colpito, da quelli relativi alle verità dei tanti misteri italiani a quelli del cuore e del perdono. Ha incontrato tre classi di maturandi davanti alle insegnanti Maria Pia Girardi, Linda Bimbi e Elisabetta Giorgi, al preside, Salvatore Caruso, a Buscemi e a due giornalisti del Tirreno e della Nazione. Ha cercato di spiegare ai diciottenni il clima di quegli anni, le tensioni sociali per molti versi simili ad oggi, i cruenti scontri politici, la nascita del terrorismo e il passaggio di elementi eversivi alla lotta armata e clandestina per colpire il cuore dello Stato. «Nei suoi servi si colpiva un simbolo - ha detto ricordando i 478 morti e 3500 feriti di quegli anni terribili - non le persone». Nonostante il poco tempo a disposizione, la bellezza dell'incontro è stata nella partecipazione dei giovani, molti dei quali di Moro non avevano mai sentito parlare e di via Fani sapevano poco, ma che hanno seguito con attenzione il racconto e guardato con stupore le immagini della strage di quel 16 marzo 1978. «Ma non hai mai sentito il desiderio di vendicarti?», ha chiesto Sonny Pirelli. «Per anni - ha detto Ricci, presente con la cugina Mariangela - la mia vita è stata un fotogramma, quello di via Fani. Sviscerando gli atti processuali ho cercato di capire e, già grande, ho elaborato che non ci si può svegliare tutti i giorni con l'odio e il rancore dentro. Noi dobbiamo costruire una società pacifica e civile». «Sei disposto a perdonare quindi?», ha domandato Sathia Pagliuca. «Il perdono è un percorso complicato, ma possibile. Ora sono tutti fuori, Barbara Balzarani ha fatto solo 10 anni di carcere, ma è la decisione della giustizia e la accetto».
«Non hai mai avuto occasione di chiedere a questa gente perché?» ha detto Marco Bigazzi. «Mi piacerebbe incontrare queste persone coi ragazzi delle scuole, ma non avere risposte ideologiche. Mi ha colpito la giustificazione di un uomo che ha detto di aver scelto la lotta armata perché il padre gli era morto di stenti fra le braccia. Questo lo capisco e lo accetto».
«Quanto sei orgoglioso di tuo padre?», è la domanda finale di Luca Greco e Federico Deiana. «Tantissimo - ha concluso Ricci - Ho chiamato mio figlio come lui». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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