Sicurezza
«È giusto essere preoccupati ma attenti agli allarmismi»
PISA. «È giusto essere preoccupati, ma non bisogna creare allarmismi. Abbiamo ricevuto telefonate da cittadini e lavoratori della zona di Ospedaletto che lamentano fastidi come bruciore agli occhi e...
PISA. «È giusto essere preoccupati, ma non bisogna creare allarmismi. Abbiamo ricevuto telefonate da cittadini e lavoratori della zona di Ospedaletto che lamentano fastidi come bruciore agli occhi e problemi alla respirazione. Non si può dire se questi fastidi siano collegati alle fuoriuscite che ci sono state dall'inceneritore, ma è necessario prendere come un segnale l'allarme della popolazione. E dobbiamo farlo rientrare. Questo si può fare attivando un tavolo ad hoc tra enti ambientali e di salute per fornire una giusta comunicazione e pianificare le scelte più adeguate».
Fabrizio Bianchi, epidemiologo e dirigente di ricerca dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr, interviene sullo spegnimento (temporaneo) della linea 2 dell'inceneritore di Ospedaletto a seguito degli sforamenti dei limiti di emissione di diossine e Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) registrati dall'Arpat lo scorso 17 aprile. Bianchi sottolinea che non è ancora possibile stilare una valutazione dei rischi in assenza delle analisi delle diossine e delle sostanze sprigionatesi dal termovalorizzatore.
«Le diossine, anche se a valori bassi, sono considerate a livello europeo degli “inquinanti indesiderati” – spiega Bianchi - e tendenzialmente il valore dovrebbe essere pari allo zero. Quando si parla di diossine si indica una famiglia di 217 composti diversi alcuni dei quali sono tossici, altri molto tossici e altri cancerogeni. Quindi parlare di diossine è molto generale. Bisogna vedere il tipo di diossine che sono uscite dall'inceneritore: prima di alzare allarmi, occorre conoscere bene qual è la tossicità equivalente di questo complesso di diossine emesse, visto che ogni diossina ha la sua tossicità. Siamo in una fase dove c'è ancora da capire il tipo di sostanze fuoriuscite, ma intanto è giusta questa “pausa di riflessione”» con la chiusura temporanea di una linea dell’inceneritore. Stesso discorso per quanto riguarda gli Ipa, sostanze «molto pericolose».
«Le tecnologie oggi disponibili sono più avanzate di quelle in funzione ad Ospedaletto, che non danno più il meglio e possono creare qualche problema - prosegue Bianchi -. Un'altra causa può essere il tipo di rifiuti bruciato».
Il Cnr sta portando avanti uno studio per verificare se ci sono dei “cluster” sulla popolazione pisana, cioè addensamenti di patologie che sono «spie» di possibili esposizioni ad emissioni tipiche degli inceneritori.
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