Sicurezza
E Andreotti disse a Linda «Continua a scrivere»
Quel giorno a Vecchiano quando il senatore a vita ritirò il premio alla carriera Una bambina gli chiese una foto ricordo e fu l’occasione per ricevere un consiglio
Era il 9 settembre del 2002 quando Giulio Andreotti arrivò a Vecchiano con la sua nutrita scorta. Aveva accettato l’invito per ricevere il “Premio fuori concorso alla carriera” che gli era stato riservato nell’ambito del Premio di poesia “S. Maria in Castello”.
Dopo la morte del senatore a vita che ha segnato la storia del dopoguerra, sono in tanti, a Vecchiano, a ricordare quel giorno. E fra questi anche Luciano Bartalini, nostro collaboratore, la cui figlia Linda che aveva 10 anni, si fece fotografate con Andreotti e da lui raccolse questa raccomandazione: «Non perdere l’abitudine a scrivere». Abbiamo chiesto a Luciano Bartalini di ricordare quel giorno. «Nell'occasione - racconta Bartalini - una folla si riversò sul sagrato e nella Pievania di S. Alessandro per assistere alla consegna del premio ad Andreotti. Il senatore tenne un discorso di ringraziamento. Poi, fu il momento in cui si dovette congedare dal grande pubblico. Stava camminando tra la folla protetto dalla scorta verso l'auto blu che lo avrebbe riportato nella capitale. E fu in quel breve tratto di strada che avvenne l'incontro con mia figlia, all'epoca alunna di dieci anni delle scuole elementari Mazzini di Pontasserchio, Mia figlia era presente alla cerimonia insieme ad altri compagni di scuola per ritirare un diploma di "segnalazione" che si era aggiudicata con una sua poesia.
Il senatore fece un rapido gesto d'intesa alla scorta e con la mano indicò a quella bimba, oggi al primo anno di Medicina dell'ateneo pisano, di avvicinarsi senza timore. Ed ecco cosa ricorda Linda Bartalini di quel giorno. «Mi avvicinò con un largo sorriso rassicurante poi vedendomi con il diploma in mano mi chiese cosa avessi vinto e si complimentò per il riconoscimento attenuto in così giovane età. Il senatore colse al volo la circostanza per una foto ricordo vedendo i miei genitori con tanto di macchina fotografica e si mise in posa con una straordinaria disponibilità. Prima di congedarsi mi strinse la mano e mi sussurrò “Promettimi di non perdere mai l'abitudine di scrivere“».
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