Il Tirreno

Pisa

Simulazione di reato e calunnia condannata nota professionista

di Candida Virgone
Simulazione di reato e calunnia condannata nota professionista

Sentenza di un anno e quattro mesi per l’avvocato Katia Meucci accusata anche di soppressione di atti Tre i casi giudicati dal gup Iadaresta, il pm Restuccia aveva chiesto una pena di 2 anni e mezzo

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un anno e quattro mesi. È la condanna inflitta ad una nota avvocata pisana, Katia Meucci, 52 anni. La sentenza che la riguarda è stata depositata dal gup Elsa Iadaresta e prevede la sospensione della pena. L'avvocata aveva scelto il rito abbreviato condizionato all'ascolto di due testi. Difesa dal collega fiorentino Cesare Piazza, doveva rispondere di soppressione, distruzione o occultamento di atti veri, simulazione di reato aggravata e calunnia: colpita da vari procedimenti disciplinari emanati dall'ordine pisano, la professionista è comparsa davanti al giudice per tre diverse vicende secondo la ricostruzione dei fatti eseguita dal sostituto procuratore Sisto Restuccia, che aveva presentato contro di lei la richiesta di rinvio a giudizio. Mentre il suo legale aveva chiesto l'assoluzione dell'imputata perché il fatto non sussiste, il pm Restuccia ne aveva chiesto la condanna a due anni e sei mesi; il gup Iadaresta, ritenuta la continuazione fra gli episodi contestati, le ha inflitto un anno e quattro mesi con la sospensione della pena e il pagamento delle spese processuali.

Il primo episodio riguardava la soppressione di un atto relativo ad una separazione che stava seguendo e che lo studio di una collega le aveva inviato, ma che lei sosteneva di non aver mai ricevuto.

Il secondo caso, la simulazione di reato, trattava di una denuncia presentata ai carabinieri di Pisa centrale, in cui la professionista sosteneva di aver subito il furto, dalla sua auto, di una ventiquattrore in cui c'erano sia l'atto oggetto del primo caso, sia una raccomandata che in realtà, secondo l'accusa, non avrebbe mai mandato, tanto da contraddistinguere il numero identificativo della missiva con dieci cifre, quando questo genere di corrispondenza ne ha dodici. Per gli investigatori e le poste la denuncia era falsa.

Il punto tre riguardava la calunnia. L'avvocata, infatti, avrebbe ricevuto dall'ordine professionale di Pisa due raccomandante con cui le veniva notificato l'ordine a comparire nel 2008 per delle udienze disciplinari in relazione a denunce di clienti. La prima raccomandata, secondo la ricostruzione della Procura, era stata consegnata alla professionista e da lei sottoscritta, la seconda era stata ricevuta da un collega del suo studio che gliel'aveva recapitata. Ma come si sarebbe difesa la professionista? Presentando contro ignoti una denuncia querela, che di fatto tirava in ballo il povero postino, per sostituzione di persona, furto e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificazione o autorizzazioni amministrative e falsità materiale commessa da privato. Le ricevute delle raccomandate poi sarebbero state trovare nel suo studio durante una perquisizione disposta dalla procura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore