Finanza
Quell’ossessione di mangiar sano
Si chiama “ortoressia” e può portare a disturbi gravi come l’anoressia
PISA. Si chiama ortoressia. La parola, che deriva dal greco (orthos, cioè corretto, e orexis, appetito), indica la mania, anche questa abbastanza in voga, di mangiar sano. Cosa ineccepibile, soprattutto in un'epoca di grandi sofisticazioni alimentari e di continue alterazioni del cibo naturale, purché non diventi però un chiodo fisso. In quel caso può rischiare di portare ad altri tipi di disturbi. Uno per tutti? L'anoressia. Ne parliamo con la professoressa Liliana Dell'Osso, direttore dell'unità operativa 1 di psichiatria dell'Aoup, e con la dottoressa Carla Ramacciotti, ricercatrice della stessa unità. «Tutti conoscono anoressia e bulimia - dice la professoressa Dell'Osso - si conosce invece meno l'ortoressia: il termine è stato coniato nel 1997 dal dietologo americano Steve Bratman e indica un alterato rapporto col cibo per la fissazione di mangiar sano, nata negli ultimi anni nei paesi cosiddetti sviluppati. La priorità dell'ortoressico però non è la quantità, bensì la qualità: infatti chi soffre di questo problema finisce per eliminare dalla sua dieta un sacco di alimenti con motivazioni salutistiche a prescindere però da riscontri scientifici».
Cosa può succedere in questi casi, lo spiega la dottoressa Ramacciotti: «Per preservare la salute si va incontro a disturbi fisici e psichici. L'ortoressico, infatti, ha un disagio psicologico che compromette le sue relazioni, perché mangiare non è solo necessario, ma è anche e soprattutto un’occasione sociale; invece le persone con ortoressia, per star bene e non sentirsi in colpa, raramente mangiano al ristorante o da amici , preferendo consumare pasti che loro stesse preparano, e sono rigide rispetto a chi non segue le loro regole, fino all'intolleranza degli altri e all'isolamento sociale. Insomma quello che per molti individui può essere una giusta cautela della salute, con svariate soluzioni, per l'ortoressico diventa totale inflessibilità con una sola strada». Da una parte è difficile dar loro torno, visto tutto quel che si sente sulla manipolazione del cibo. «La cultura dell'influenza dell'alimentazione sulla salute - aggiunge Ramacciotti - si è diffusa fin dagli anni ’40 del Novecento, capofila gli States. Siamo bombardati dall'importanza di stare attenti a cuore, colesterolo, calcio e al giusto apporto di frutta e verdure, messaggi giusti se non fossero a volte enfatizzati da interessi commerciali che, se ci aiutano ad affrontare il pericolo, indirizzano però i nostri consumi».
Del resto la lista dell'orrore c'è: dalla mucca pazza all'aviaria e alla suina, dagli ogm più recenti al datato pollo agli estrogeni, dall'uso dei coloranti alimentari al botulino nelle conserve degli Anni Ottanta. «Appunto - dice Ramacciotti - ma l'attenzione è una cosa, la rigidità invece finisce col nuocere e, per quanto l'ortoressia sia considerata molto vicina ai disturbi della condotta alimentare, non è però riconosciuta come tale e non è citata nei manuali diagnostici di riferimento: più che una patologia è considerata un’abitudine condizionata dall'ambiente».
«Di fatto - aggiunge la professoressa Dell'Osso - può essere invece una strada che, attraverso la selezione alimentare e l'eccessivo dimagrimento, precipita verso veri e propri disturbi alimentari. Il comportamento ortoressico a volte sfocia nell'anoressia o la maschera con atteggiamenti salutisti e presunte intolleranze. In altri casi la polarizzazione sul cibo trova terreno fertile nelle personalità ossessivo-perfezioniste o può far parte di un atteggiamento ipocondriaco incentrato sulla paura di ammalarsi, con obiettive valenze depressive». Attenti quindi a non fissarvi e agli adolescenti concentrati sul cibo sano. I rimedi? «Tecniche piscoterapeutiche - conclude Dell'Osso - con valutazioni della psiche del soggetto: a cadere spesso nel tranello sono persone fragili che di fronte ad una qualsiasi crisi si sentono non all'altezza e che hanno bisogno di recuperare autoefficacia, con un controllo, in questo caso, su corpo e cibo. A volte purtroppo si sfocia invece in una anoressia o in una depressione, e allora sono opportune terapie specifiche».(c.v.)
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