Il Tirreno

Pisa

Il cibo può essere una droga attenzione alla dipendenza

di Candida Virgone
Il cibo può essere una droga attenzione alla dipendenza

Un libro dello psichiatra pisano Piccinni spiega come si diventa “schiavi” degli alimenti che ci danno piacere. «Per questo le diete devono tener conto anche del cervello»

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PISA. «Togliere il cibo senza tener conto di ciò che il cervello richiede è inutile e dannoso. Il cibo dà dipendenza e per questo l'80 per cento delle diete restrittive fallisce».

Il concetto lo ribadisce uno psichiatra pisano, il dottor Armando Piccinni, dirigente di primo livello nella clinica psichiatrica 1 della nostra università e autore di un libro edito recentemente da Giunti, "Drogati di cibo. Quando mangiare crea dipendenza". Nel libro Piccinni illustra tutti gli studi che dimostrano come la tavola possa avere appunto gli stessi effetti della droga.

«Non c'è niente da fare - aggiunge lo psichiatra - siamo dipendenti dai cibi che ci danno piacere e molti prodotti industriali, ad esempio, sono creati con questo scopo, con un'attenta miscela di zuccheri, grassi e sali, sapientemente dosata appunto per dare al cervello una sorta di coazione a ripetere. Le diete iperproteiche? Sono sbagliate soprattutto dal punto di vista metabolico e l'annullamento dei carboidrati, che danno appunto dipendenza, ne determina il fallimento. Il trucco del dimagrimento rapido sta nel fatto che, dopo un po' di giorni senza carboidrati, si accumulano i corpi chetonici riducendo il senso di fame, ma nel tempo si creano dei danni a carico dell'organismo».

«Il problema - prosegue - è che quando si danno le diete si tiene più conto, ad esempio, dell'apparato digerente che non del cervello. Invece vanno personalizzate valutando il temperamento del soggetto, le sue tendenze, le sue patologie, se uno, ad esempio, è depresso e si consola con la pastasciutta piuttosto che con lo sport».

Perché il cibo, sostiene Piccini, può essere una vera e propria droga.

«Uno studio di risonanza magnetica funzionale - spiega ancora il dottore - ha dimostrato che le aree del cervello interessate nel piacere sviluppato da una torta al cioccolato e dall'assunzione di cocaina sono le stesse. Solo che la torta al cioccolato, nei soggetti obesi con problemi cardiologici, epatici, circolatori, ammazza più lentamente…».

L'ultima ricerca del team dello studioso, di prossima pubblicazione, riguarda l'eating addiction spectrum, che include anche le dipendenze apparentemente di tipo minore ma che nel tempo possono diventare devastanti, come ad esempio il dolcino consolatorio prima di andare a letto, un'abitudine comune ma che può appunto trasformarsi in patologica.

«Se lo mangia chi magari si è contenuto a cena e si concede dolci più raramente - conclude il dottor Piccinni - può anche andare, ma, se avviene in soggetti a rischio o addirittura obesi, le 120 calorie serali di due frollini prima di andare a dormire diventano alla fine 3.600 calorie in un mese ed altri sei chili in più all'anno: nel lungo periodo l'effetto è devastante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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