Il Tirreno

Pisa

«Non ho fatto niente per la nomina»

di Pietro Barghigiani
«Non ho fatto niente per la nomina»

Maria Chiara Carrozza: sapevo che il mio nome girava, ma ho lasciato tranquillo Letta e ho atteso la chiamata

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PISA. Sapeva, ma non ha voluto fare pressioni. La politica da corridoio non le appartiene. Niente sotterfugi o richieste di favori.

Era al corrente che il suo nome poteva essere speso sul tavolo delle trattative per arrivare alla quadra di un accordo Pd-Pdl capace di far nascere il governo.

Sapeva dei conciliaboli romani in cui si parlava anche di lei e ha atteso nella sua casa pisana una di quelle chiamate che ti strappano da una vita ordinaria e ti proiettano nella storia. Il tempo dirà se con la s maiuscola.

«La nomina a ministro dell’Università Enrico me l’ha comunicata quando è uscito dall'incontro con Napolitano» racconta prima di prendere il primo treno per Roma.

La sua candidatura era nell'aria già dopo le elezioni di febbraio.

«Sapevo che il mio nome girava, ma non avevo la certezza, assolutamente. Non ho avuto contatti con Enrico in questi giorni. Non lo avevo sentito su questo argomento. Ero consapevole di essere tra i possibili candidati a ricoprire questo ruolo e ho aspettato tranquillamente, senza telefonare o darmi da fare».

Ha lasciato che il presidente facesse le sue riflessioni.

«Sì, l'ho lasciato tranquillo».

La sua nomina potrebbe essere più che tecnica che politica visto il suo curriculum. Quale sarà la sua filosofia?

«È tanto che lavoro su questi temi. Il principio di base è l'investimento in ricerca e l'applicazione della Costituzione per quegli articoli in cui si parla di aiutare i meritevoli, anche se privi di mezzi, a raggiungere i più alti livelli negli studi. Mi riferisco a quella parte della carta costituzionale che parla di investimenti nella ricerca e nella cultura. E soprattutto, lo ripeto, mi sta a cuore l’aspetto di dare la possibilità a chi lo merita di studiare. Sono sempre stati i principi base a cui mi sono ispirata».

La città la sostiene a tutti i livelli e con uno slancio davvero generoso.

«In tantissimi mi hanno scritto con tanto affetto in questi giorni. Anche su Facebook ci sono stati interventi di persone che non conosco. Mi hanno fatto sapere che facevano il tifo per me. Questo ovviamente mi ha fatto piacere. Mi rendo conto che quello che andrò a fare sarà difficile in un momento particolarmente di crisi. Bisogna prendere questa cosa con sobrietà e prudenza».

Da sempre chi è stato ministro della scuola, a prescindere dal colore politico, è sempre stato contestato.

«Lo so. Non voglio fare il ministro per avere popolarità. Sicuramente chi ricopre questo ministero va incontro a tanti problemi. A volte anche perché non sempre si è capiti. È difficile, ma sono motivata ad ascoltare tutti. L'ho sempre fatto nella mia vita. Anche se poi mettere tutti insieme non è semplice».

Quanto può essere utile l’esperienza alla guida del Sant'Anna?

«Tanto di sicuro. Ho un’esperienza di sei anni alla guida della Scuola Superiore e anche una lunga esperienza nel mondo della ricerca che cercherò di mettere a frutto. Durante la mia esperienza politica ho raccolto sfoghi e richieste di insegnanti, dirigenti scolastici e studenti. Nel’ultimo periodo ho ascoltato molto. So che è un mondo che ha particolarmente bisogno. Il mio pensiero è per la scuola».

Un tecnico al ministero dopo un passaggio in parlamento.

«Sono una persona che ha un'esperienza nel settore. Se per tecnico si intende questo, sì, allora sono un tecnico».

Servizi da pag. 2 a pag. 7

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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