Il Tirreno

Pisa

Nicosia pericolante e non ci sono soldi per ristrutturarlo

di Pierluigi Ara

Nell’ex convento gli affreschi sono attaccati dalle muffe e la precaria stabilità dell’edificio vieta ogni manifestazione

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CALCI. Nicosia non potrà più ospitare eventi popolari perché le strutture dell’antico monastero sono in gran parte pericolanti e nessuno è in grado di garantire la sicurezza.

«Del resto – osserva Marta Signorini Armani – la recente festa delle camelie è … scesa a valle proprio per una questione di incolumità per i visitatori. Si è infatti svolta a Cappetta nei vicoli di via Buozzi e via Centofanti. Il Comune, guidato dal sindaco Bruno Possenti, non si è assunto responsabilità così come il comitato organizzatore. Probabilmente succederà ancora per altri avvenimenti come, in primis, “Aspettando Sant’Ermolao”.

Occorre prendere atto della situazione davvero molto critica. Così muore ulteriormente Nicosia, centro di spiritualità ma anche polo laico di eccezionale valenza storica. Mancano i finanziamenti che permetterebbero interventi in grado di ripristinare un minimo di manutenzione. Rimane il rimpianto per cosa rappresentava Nicosia e per quello che sarebbe in grado di offrire, in condizioni di normalità, anche ai turisti. Invece, specie nel settore conventuale, ex celle disastrate, affreschi attaccati dalla muffa, scritte blasfeme in seguito ad incursioni. Quasi ovunque il degrado avvilente avanza. Ai cultori d’arte, agli appassionati di storia, da ora in avanti, non rimane che ripercorrere, magari attraverso documenti, il cammino di uomini e rivisitazione di vicende legate a Nicosia. Il monastero e la chiesa vennero fondati nel 1264 e parzialmente terminati nel 1268 per iniziativa di Ugo Da Fagiano il quale era partito da Pisa alla volta di Cipro. Divenne arcivescovo di Nicosia. Pisani e veneziani avevano interessi economici in comune a Cipro e in tutto il Medio oriente. Alla foce del fiume Don c’era un porto che permetteva di commerciale attraverso la via della seta con i mongoli di Gengis Khan. Tornato a Pisa in età avanzata, Ugo Da Fagiano fondò Nicosia in ricordo del tempo trascorso a Cipro. Ladri e banditi si rifugiarono in questa porzione del monte pisano. Nel 1630, durante la peste, Nicosia accolse i malati nel suo lazzaretto, che si trova a sinistra di chi entra. Nel 1780 il granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, soppresse il monastero e alcuni arredi sacri vennero trasferiti nella pieve romanica. Nel 1782 arrivarono i frati francescani, nel 1881 i monaci minori riformati, e vi rimasero fino ai primi anni Settanta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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