Sicurezza
La statistica? Serve a smascherare le bugie dei politici
Lezione del presidente dell’Istat all’ateneo pisano: il professor Enrico Giovannini parla della necessità di sostituire il Prodotto interno lordo con il Benessere equo sostenibile
PISA. Come si misura il grado di benessere di un paese? Può il prodotto interno lordo (Pil) essere l’unico parametro per valutare lo “stato di salute” di una nazione? Su questi interrogativi si sviluppa l’analisi del professor Enrico Giovannini (nella foto), presidente dell’Istat (l’istituto nazionale di statistica), che ha tenuto una conferenza a Pisa, al nuovo Polo universitario delle Piagge, dal titolo “Il benessere equo sostenibile: nuove sfide per la statistica e la politica”.
«Il Pil non può essere un indicatore assoluto per stabilire il benessere di uno stato – spiega Giovannini – per questo, come da tempo avviene nel resto d’Europa, è necessario individuare un complesso di indicatori che forniscano un quadro completo sullo sviluppo e la vivibilità del paese».
È questo dunque lo scopo dei “Bes”, 134 parametri che descrivono dodici domini del benessere che l’Istat ha individuato insieme al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) in un piano denominato appunto, “Bes 2013”. Istruzione, lavoro, salute ma anche relazioni sociali e ambiente sono alcuni degli indici stabiliti per capire realmente il benessere che la nostra società vuole sviluppare. In tal senso il “Bes” punta a diventare una sorta di “Costituzione statistica” che sia da riferimento costante e condiviso per la nostra nazione.
«L’informazione statistica – dice il presidente dell’Istat – che ultimamente viene utilizzata solo come strumento di contestazione politica, serve a far funzionare meglio una democrazia. A sua volta la democrazia funziona se i cittadini sono consapevoli dei risultati ottenuti dalle politiche attuate dai governi. Se quei risultati non sono comunicati in maniera chiara e il cittadino non è informato, allora la democrazia diventa la peggior forma di governo esistente».
La questione dell’informazione è dunque fondamentale per la vita democratica di un Paese. «Se il politico promette qualcosa al cittadino – continua Giovannini – e poi non lo fa, giustifica il suo fallimento con altri temi. Se il cittadino non capisce se queste giustificazioni sono vere o no, quel politico può anche essere rieletto. È per questo che se il cittadino, tramite le indagini statistiche, capisce cosa è stato realizzato e cosa disatteso diventa un elettore migliore. Misurare i risultati e condividere informazioni è al cuore del funzionamento di una società democratica».
Nell’era di Internet si configura la necessità di una nuova responsabilità. Sebbene tutti possiamo ricevere informazioni, a nostra volta possiamo anche trasmettere notizie.
«Tutti noi - afferma Giovannini - possiamo innescare dei fenomeni virali di diffusione delle informazioni. Se contribuiamo a sviluppare una visione condivisa della realtà, favoriamo lo sviluppo di comportamenti condivisi che hanno anche influssi sulla macroeconomia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
