I giudizi diversi dell’esperto di Ue e del sindacalista
PISA. Foto di classe con Enrico Letta, quando frequentava il liceo classico Galilei di via Croce. La foto immaginaria l’hanno scattata Federico Giusti, leader dei Cobas pisani, e Stefano Grassi,...
PISA. Foto di classe con Enrico Letta, quando frequentava il liceo classico Galilei di via Croce. La foto immaginaria l’hanno scattata Federico Giusti, leader dei Cobas pisani, e Stefano Grassi, consigliere di Mario Monti. Due persone, Grassi e Giusti, dai curricula politici e dalle strade professionali totalmente diverse, tanto che opposti sono anche i loro flash back sul Letta liceale. Entrambi hanno frequentato il liceo classico incrociandosi e condividendo con Letta partite di calcio, pranzi e cene condite da tanta, tanta politica.
«Non era eccessivamente simpatico – ricorda il sindacalista Giusti - ma non era neppure uno che se la tirava, anche se quando veniva a pranzo da me, assieme ad altri, stava più che altro ad ascoltare. Tant’è che eravamo noi a dirgli “su, ora parla te”».
«Mi ricordo comunque che era una bella forchetta nonostante fosse smilzo anche all’epoca», puntualizza Giusti.
«È grazie a Letta – ricorda Grassi – se già al liceo mi sono accostato alla politica. Di lui posso dire, senza alcun dubbio, che aveva già il senso innato della leadership nel suo significato più alto, e cioè una grande capacità aggregativa e di ascolto».
«Se verrà a Pisa da premier, lo contesteremo – fa da controcanto Giusti -, lo contestavo già al liceo, visto che era di “Alternativa Democratica”, un cattolicone, uomo della Dc alla Andreatta, mentre io era nella compagine libertaria».
«Erano gli studenti a cercare Letta – continua Grassi – perché aveva la capacità di farti sentire parte di un gruppo, riusciva ad aggregare, sapevi o comunque intuivi che per lui contavi, che avevi un ruolo, uno spazio».
Grassi, che ha conseguito un dottorato in diritto internazionale alla Scuola Sant’Anna, è stato anche consigliere di Letta quando quest’ultimo era ministro per le politiche comunitarie.
«Enrico era un grande centrocampista – ricorda -, il terreno da gioco era quello della parrocchia Pio X di Porta a Lucca. Se dovessi trovare una caratteristica che ha accompagnato Letta dal liceo fino a oggi, è quella di essere una persona dalle parole e dagli atteggiamenti sempre misurati ed oculati».
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