Il Tirreno

Pisa

Amato: di sola austerity si può morire

di Marco Barabotti

Il presidente del Sant’Anna e il ministro Profumo hanno presentato un progetto per gli studenti meritevoli e privi di mezzi

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PISA. La piazza (forse) beneagurante di Giuliano Amato è Martiri della Libertà. Di qua da Presidente del Consiglio nel 1992, di là da candidato in pole position per la stessa carica dopo 21 anni. Nella sede del Psi tra via Santa Cecilia e piazza Martiri tenne nel 1992 un discorso da primo ministro in un salone affollatissimo con tanta gente seduta a terra, in un vero e proprio sudario.

Ieri, entrando dalla porta principale della piazza, ha schivato la contestazione degli studenti che non ce l’avevano tanto con lui, quanto col ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, arrivato alla Scuola Sant’Anna un’ora e mezzo prima per prendere parte a una giornata dedicata all’”Uguaglianza dei meritevoli”, un progetto per valorizzare il merito e per favorire la mobilità sociale agevolando l’accesso agli studi universitari. Giuliano Amato ha fatto gli onori di casa come presidente della Scuola Superiore Sant’Anna.

Inevitabile l’assalto dei giornalisti. «Nessuno mi ha telefonato». Così Amato ha risposto d’acchito alla prima, inevitabile domanda se avesse ricevuto un messaggio dal Capo dello Stato Napolitano. A chi ha insistito per sapere se sarà il prossimo primo ministro, Amato ci ha scherzato su: «Io presidente lo sono già stato. Per le regole italiane vige il “sono del Circolo tennistico di Orbetello». Poi, più tardi, a proposito della telefonata, ha precisato: «Sì, purtroppo una l’ho ricevuta, per annunciarmi la morte dell’amico Maccanico».

Amato ha parlato coi giornalisti anche durante una pausa dell’evento inaugurale del progetto “Mobilità sociale e merito”. L’ha fatto col ministro Profumo dopo un tentativo degli studenti di forzare un portone della Scuola che dà su via Carducci, subito arginato dalle forze dell’ordine. Amato è apparso di buonumore. Tant’è che ha detto a una giornalista: «Lei quanti soldi ha in banca? Dica, dica...».

Così, scherzando, Amato ha risposto, con due secchi “no” alle domande sulla possibilità che venga riproposto il prelievo forzoso sui conti correnti bancari che nel 1992 fu deciso proprio dal governo da lui presieduto e se fosse intenzionato, da futuro premier, a mettere una patrimoniale sulle famiglie. Inevitabile anche la domanda sulla sua pensione d’oro. «Io - ha detto - i 31mila euro di cui voi parlate cumulano una pensione che percepisco a un vitalizio che automaticamente destino ad attività di beneficenza. Io non sono un cumulatore di prebende, ma l'unico ex parlamentare italiano che ha rinunciato al vitalizio. La pensione che al lordo è di 22mila euro, al netto è di 11.500. Una pensione nient'affatto bassa, ma il problema italiano non è questo, è che ci sono giovani italiani, adulti che, a prescindere dal loro merito, finiscono con l'essere schiacciati al livello più basso».

Amato è stato infine chiaro anche sui nuovi rapporti che l’Italia deve stabilire in sede europea. «Di contenimento del disavanzo - ha detto - si può anche morire. L’austerità e basta non è la ricetta giusta. In sede europea si devono invece adottare misure compensative che rivitalizzino l’economia. Innanzitutto i pagamenti alle imprese, affinché riprendano vita. Oggi un imprenditore va in banca solo a prendere i soldi per pagare le tasse: è successo quello che non doveva mai succedere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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