Attenzione
Un prete scompare lasciando dietro di sé soltanto poche tracce
È il racconto di domani per la serie “Il giallo del lunedì” scritto da un biologo laureato anche in Lettere
PISA. Una laurea in Scienze naturali (nel 1976) e un'altra in Lettere (nel 2012). Non gli bastava avere sul mondo uno sguardo scientifico perché voleva vederlo anche attraverso gli occhi di un umanista. E la scelta dell'argomento della tesi è la sintesi finale di un lungo percorso di conoscenza: i rapporti tra Fogazzaro e il darwinismo e la posizione della chiesa. Stiamo parlando di Gian Cosimo Grazzini, una vita come ricercatore nell'Enel con particolare attenzione all'ambiente per poi scoprire quello che, da sempre, covava sotto la cenere: la sua passione per i libri, per la lettura, per le avventure come quelle di Jules Verne che da ragazzo lo "inabissavano" in mondi fantasiosi. Ma anche la propensione per la poesia.
Così, quando si è presentata l'opportunità di scrivere un racconto per la serie "Il giallo del lunedì" del Tirreno, l'ha colta al volo. «Avevo già scritto un racconto giallo - spiega Grazzini - intitolato "Colombi in galera" risultato finalista ad un concorso nazionale nel 2007. Un piccolo successo che mi gratificò ed ora ho scritto "Il delitto di San Ranieri" ambientato durante la festa della Luminara e che sarà inserito nella raccolta che pubblicherà Felici».
Il racconto scritto per il Tirreno s'intitola "Il prete scomparso". «Avevo scelto il tema della scomparsa - spiega l’autore - perché mi affascinava e volevo indagare allo stesso tempo un tema caro a molti scrittori: l'inganno dell'apparenza».
Ed ecco che dalla penna di Grazzini nasce la storia di un prete che un bel giorno sparisce e l'unica traccia che si lascia dietro è la sua auto di colore celestino. Indaga la polizia, ma il vero investigatore diventa casualmente un amico del prete.
Perché, domandiamo all'autore, ha scelto un dilettante? «Ho iniziato a scrivere in prima persona e in modo naturale mi sono identificato con questo atipico investigatore. Anche nel libro che ho iniziato, ho scelto di scrivere in prima persona. Il protagonista, un pensionato come me, trova nell'uovo di Pasqua il messaggio di un ergastolano che si dichiara innocente. Tuttavia, nei lavori precedenti mi sono sempre affidato alla terza persona e ad un poliziotto esperto».
Grazzini, fin da ragazzo ha letto tanto, dai gialli ai classici, e a parte più o meno 150 poesie nel cassetto, non aveva provato ancora la sfida con la pagina bianca da riempire con un racconto. «Ho frequentato la scuola di scrittura di Alessandro Scarpellini acquisendo le tecniche necessarie ed ho ricevuto buoni consigli. Credo che, oltre alla capacità di scrittura - sostiene Grazzini - sia molto importante lo stimolo. Per esempio, proprio col Tirreno, avevo da rispettare un tempo e una serie di battute. A prima vista potevano sembrare dei limiti, invece si sono trasformati in un obbiettivo da raggiungere, mi sono sentito stimolato a rispettare tempi e spazi».
Infine, c'è anche da dire che Gian Cosimo Grazzini non si è iscritto alla facoltà di Lettere da pensionato, ma quando ancora lavorava: uno studente lavoratore con la barba bianca come se già avesse intravisto quello che sarebbe stato il suo futuro al momento di lasciarsi alle spalle la porta dell'ufficio. «Già quando iniziai a lavorare all'Enel come perito elettrotecnico - spiega l'autore - sentii il bisogno di acquisire una maggiore conoscenza e mi iscrissi alla facoltà di Scienze naturali. Dopo oltre trent'anni si è ripetuta quest'esigenza, ma sul versante umanistico: volevo acquisire più strumenti in letteratura. Così, lavoravo e studiavo. Quando ho smesso di lavorare, ho continuato a fare due cose, a studiare e a scrivere».
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