Sicurezza
«I malati in barella sono la regola al pronto soccorso»
PISA. «Negare il problema non aiuta a risolverlo. I malati in barella al pronto soccorso sono la regola e non l’eccezione. Non voglio buttare la croce addosso a nessuno, ma con il contributo di tutti...
PISA. «Negare il problema non aiuta a risolverlo. I malati in barella al pronto soccorso sono la regola e non l’eccezione. Non voglio buttare la croce addosso a nessuno, ma con il contributo di tutti gli operatori sarebbe opportuno trovare una soluzione».
Non è la protesta di un paziente parcheggiato per ore in attesa di una visita.
La testimonianza diretta arriva dall’interno dell’azienda ospedaliera ed è quella del dottor Paolo Malacarne, direttore dell’unità operativa di anestesia e rianimazione 6 del pronto soccorso.
«Dal mio reparto scendo per consulenze al pronto soccorso non meno di due o tre volte la settimana, e quando risalgo in rianimazione ho sempre una profonda considerazione per i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari della struttura – afferma –. Oltre a fare un lavoro di così grande responsabilità e difficoltà devono anche sopperire a molte carenze organizzative e gestionali sia interne che esterne all'ospedale non a loro imputabili. Sono carenze che determinano lo stazionamento pressoché costante, giorno e notte, estate e inverno, di malati in barella per ore e ore nei corridoi».
Il Nursind, il sindacato degli infermieri, ha denunciato il disagio del pronto soccorso innescando una replica dei responsabili che hanno risposto annunciando, tra i vari interventi, anche l’individuazione della figura del bed manager. A lui spetta trovare tutte le soluzioni possibili per far sì che le attese di un posto letto si riducano ai minimi termini.
Prosegue il dottor Malacarne: «L'affollamento dei pronto soccorso è un problema di molti se non tutti gli ospedali, ha diverse cause e le soluzioni sono certamente non semplici e probabilmente mai definitive. Ma una cosa è certa: negare l'evidenza del problema o minimizzarlo non aiuta né a risolvere né a migliorare la situazione. Solo partendo dalla verità dei fatti e dalla loro analisi compiuta con il contributo di tutti gli operatori che ogni giorno operano alle porte dell'ospedale, e che per primi hanno a cuore il loro lavoro e la salute dei malati, si potranno pensare e adottare soluzioni e correttivi ai problemi».
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