Italia
Caos nell’Udc: tutti contro tutti
Alcuni dirigenti chiedono le dimissioni dei vertici, altri pensano a Petrucci
PISA. A sei giorni dalla consegna delle liste per le amministrative di maggio (scadenza il 27 aprile) è caos nell’Udc. Ieri mattina c’è stata una conferenza stampa di Luca Titoni, capogruppo in consiglio comunale, e di Carlo Lazzeroni, segretario comunale del partito, dopo il no del centrosinistra ad aprire le porte all’Udc. Nel pomeriggio con un comunicato alcuni dirigenti del partito chiedono le dimissioni di chi aveva fatto quel tentativo in contrasto con le indicazioni del coordinamento provinciale.
In mattinata Titoni aveva cercato una sorta di marcia indietro sull’alleanza saltata «poiché noi siamo alternativi alla sinistra». Mentre Lazzeroni ha aggiunto che il tentativo andava fatto «per tentare di bilanciare in senso più moderato la coalizione di Filippeschi dopo l’alleanza con Sel». Titoni ammette che nel suo partito qualcuno si sente «sollevato» della mancata intesa, ma si tratta di gente che «aveva votato a favore dopo un ragionamento politico». Secondo Lazzeroni resta il sogno di allargare «l’area centrista» stavolta guardando al centrodestra, ovvero a quelli del Pdl che non vorranno inseguire Petrucci e che potrebbero essere interessati al nuovo progetto. «Siamo anche disponibili a rinunciare al nostro simbolo».
Tutto risolto? Al contrario. In una nota i dirigenti Paolo D’Addario, Massimo Lucchesi, Giuliano Novi, Massimo Tesi e Andrea Tomasi chiedono le dimissioni degli «autorevoli esponenti del partito» che in questa vicenda si sono espressi «a titolo personale» e che in questo modo hanno «violato le regole di democrazia interna e compromesso l’immagine del partito».
Il comitato provinciale dell’Udc, sottolineano, «aveva approvato all’unanimità una mozione che fissava per le alleanze l’assoluta incompatibilità con Sel, Idv, Lega e Movimenti di Destra».
Le trattative fatte «da alcune persone - continuano - si sono svolte in difformità da tale delibera, sia pure con l’avallo del comitato comunale, ma senza il confronto con il comitato provinciale dove tale posizione sarebbe risultata minoritaria. Il rifiuto di Filippeschi ha reso la vicenda ancor più deplorevole».
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