Sicurezza
Scaramuzzino saluta: non mi ricandido
La decisione in occasione dei cinquant’anni dal suo arrivo a Pisa. «Resto un dirigente di Sel e lavorerò per Putignano»
PISA. In occasione delle sue personali nozze d’oro con Pisa, Carlo Scaramuzzino annuncia che «è finita la fase delle candidature». Con la legislatura ormai agli sgoccioli conferma che non si presenterà alle amministrative di fine maggio. «Ho messo la faccia in tutte le elezioni degli ultimi anni per rafforzare Sel, il cui 6% non è un risultato scontato», dice. Chiude da capogruppo di Sel in consiglio comunale, un’esperienza caratterizzata da una costante: il 100% dei gettoni ricevuti regolarmente girato al tesoriere del partito per pagare l’affitto della sede e le utenze. Scaramuzzino si era candidato a sindaco nel 2008 per la Sinistra Arcobaleno: un ritorno in primo piano sulla scena politica locale dopo venti anni di pausa. In precedenza un lungo impegno in Comune, dal 1976 al 1990, come consigliere e come assessore.
Scaramuzzino, quest’ultimo quinquennio è stato tutto all’opposizione, poi di recente Sel ha dichiarato che appoggia la candidatura di Filippeschi: un lungo percorso…
«Opposizione sì, ma sempre costruttiva nell’interesse della città. E mai con posizioni pregiudiziali. Se c’è stato da votare con la maggioranza per il bene di Pisa lo abbiamo fatto: sistema aeroportuale, piano di recupero del Santa Chiara, Biblioteca universitaria, Piano edilizio universitario nella Cut sono alcuni esempi».
Ci sono stati però tanti momenti di lontananza dal Pd…
«Il rapporto con il Pd e il sindaco è stato difficile finché da quella parte si è insistito nel chiedere un’accettazione aprioristica del programma di mandato. Nel giugno 2010, in una riunione regionale tra Pd e Sel, Enrico Rossi disse addirittura che le cause del mancato accordo derivavano dal difficile rapporto personale tra me e Filippeschi».
In che senso?
«Si riferiva alla chiusura anticipata della consiliatura Granchi: allora ero assessore, mentre Filippeschi era il segretario cittadino del Pci. Scrissi personalmente a Rossi per spiegargli che era fuori strada. Ricordo che Sel ha salvato più volte la giunta da figuracce in consiglio per la mancanza del numero legale, ad esempio per atti relativi al finanziamento del canale dei Navicelli e della Cittadella».
Cosa è cambiato nel frattempo?
«Oggi il quadro è mutato, anche se le primarie avrebbero rappresentato la svolta vera, utile a tutta la coalizione. Il sindaco riconosce che per affrontare la crisi sono necessarie innovazioni e anche alcune discontinuità. E che la priorità è “una città che crea lavoro e che combatte la precarietà”. Bisogna andare incontro ai nuovi bisogni legati alla fase di crisi e alle possibili prospettive di crescita di Pisa. Riconosco l’importanza del Piuss, ma ora occorre rispondere alle esigenze delle periferie in termini di qualità urbana».
In chiusura di legislatura una bella mano all’intesa è stata data dalla scelta “verde” della giunta sul Parco urbano di Cisanello…
«Sicuramente, ma anche il milione di euro per il sociale previsto con l’ultima variazione di bilancio ha indicato una certa correzione di rotta. Altre cose importanti fatte insieme hanno riguardato l’ex colorificio e il fronte, con un pezzo del Pd, su acqua bene comune. Il rammarico è non essere arrivati ad una soluzione condivisa sulle bancarelle del Duomo nell’ultimo consiglio: non possono andare in via Pietrasantina, pur temporanea va trovata una collocazione nell’area del Santa Chiara».
Guardando avanti…
«Guardando avanti, uno dei temi prioritari della nuova legislatura deve essere il sistema delle aziende partecipate, che ha un bilancio consolidato pari ad otto volte quello del Comune: bisogna andare verso la holding, rafforzando il ruolo pubblico. E poi il Piano strutturale dell’area pisana: una strada già imboccata da percorrere con forza. Alcuni progetti, inoltre, vanno rivisti. Penso, ad esempio, all’evoluzione di due pratiche: il progetto caserme, ora meglio formulato rispetto a prima; e il patto Maroni per la sicurezza, un fallimento, da volgere a “patto di comunità per la coesione sociale”».
Cosa vorrebbe cancellare di questo mandato?
«La pagina più nera è stata la manifestazione razzista di Calambrone nella primavera 2011. Inoltre bisognava fare di più per risolvere la crisi dei Cantieri Navali di Pisa».
La campagna elettorale è in corso: la coalizione che appoggia Filippeschi è assai ampia e variegata…
«Si attende, nei prossimi giorni, il confronto di coalizione, che deve reggere saldamente sull’affermazione dei valori della Costituzione (antifascismo, antirazzismo), con una forte attenzione alle fasce più deboli, e la tutela dei diritti, primi i diritti di cittadinanza. Riguardo alla presenza di esponenti di Arsenali Futuristi nella lista dei “Riformisti per Pisa”, spero che le ragioni non siano solo dovute a calcoli elettorali, pensando a pacchetti di voti in dote. Il programma del candidato sindaco non può rischiare di essere snaturato nei suoi valori fondanti. Il quadro nazionale, con Italia Bene Comune, deve avere il suo peso».
Che tipo di campagna elettorale deve essere?
«L’occasione per dare ai cittadini tutte le informazioni che chiedono riguardo alle vicende dei terreni di Ikea e del porto, ad esempio. E sul litorale bisogna cambiare passo, è stata fatta molta demagogia da più parti: invece occorre lavorare bene sulle concessioni balneari, sul sistema fognario e idraulico. Non ultima la fruizione turistica, che va prolungata».
Ma Scaramuzzino cosa farà ora?
«Resto un dirigente di Sel, in una fase complicata della vita del partito e della sinistra. Senza tralasciare, anzi, il mio legame con Putignano e con il suo circolo Arci: c’è tanto da fare per il quartiere, che ha ancora problemi importanti irrisolti».
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