Il Tirreno

Pisa

LE PRETESE DI QUEI RESIDENTI ENNESIMO PRIVILEGIO ITALICO

Condividendo appieno la valenza culturale e le potenzialità turistiche del progetto di riqualificazione delle mura, non mi sono lasciato sfuggire, domenica 14 aprile, la loro apertura straordinaria...

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Condividendo appieno la valenza culturale e le potenzialità turistiche del progetto di riqualificazione delle mura, non mi sono lasciato sfuggire, domenica 14 aprile, la loro apertura straordinaria al pubblico. Lo spettacolo, esaltato da una luminosa giornata primaverile, è stato davvero stupefacente. Poter ammirare da inedite prospettive non soltanto "i santi marmi", ma anche tante altre meraviglie architettoniche racchiuse dalla cinta muraria, appassiona e coinvolge emotivamente. Eppure chi scrive è nato a Pisa e non se n'è mai allontanato. In questo contesto di rara suggestività, mi è capitato un episodio spiacevole che non posso esimermi dal raccontare.

Lungo il tratto che sovrasta le abitazioni di via Cardinal Maffi ho sentito provenire dal basso concitate parole di protesta, manifestamente rivolte verso l'alto, all'indirizzo mio come di tutte le altre persone intorno a me. Messa a fuoco la situazione, ho realizzato che al centro della scena di una grande terrazza addossata alle mura, una signora, in piedi, si adoprava con gesti e con parole a far convergere su di sé la pubblica attenzione. Lle sue proteste erano in sintonia con quanto le cronache cittadine dei quotidiani pubblicavano quella stessa mattina. La sua privacy, come quella di altri residenti sottoscrittori di un esposto avverso il Comune, risulterebbe pesantemente profanata dalla morbosa curiosità dei camminatori supra moenia , che, nei loro timori, potrebbero essere attratti, ancor più che dalle magnificenze dell'arte, dalle solleticanti scene di intimità familiare. Ma non è questa la sola motivazione addotta dalla sdegnata signora. Sulla cinta muraria, con un evidente falso storico, sarebbe stata ricavata una posticcia funzione di "camminamento", solo per fini pacchianamente turistici. E, inoltre, l' inarrestabile processo di sgretolamento delle pietre, metterebbe a repentaglio l'incolumità degli ignari visitatori.

Mi sia consentito trarre dalla vicenda alcune conclusioni. È una banalità dire che l'Italia è il paese dei privilegi. A cominciare da quelli incommensurabili, ormai noti a tutti, della classe politica, a proseguire con quelli delle svariate caste e corporazioni, per giungere, nel nostro caso, a quelli della ristretta élite di cittadini pisani che sino ad oggi sono stati tacitamente autorizzati a considerare "usucapito" l'insigne monumento medievale. Le mura come prestigiose appendici e recinzione delle loro proprietà. E così, attraverso non so quali opachi processi secolari, le hanno trasformate in box per auto, parapetti per terrazze, ripari per un rigoglio semitropicale di orti e giardini, complementi di arredo architettonico di raffinata distinzione.

Ma chi oggi si ostina a considerare perpetui i privilegi di cui ha fin qui goduto, vuol dire che non si è ancora reso conto che il mondo ha accelerato decisamente il passo. E che, a resistergli, si corre il rischio o di rimanere attardati o di essere addirittura travolti.

Roberto Massei

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