Sicurezza
L’uscita dal tunnel è all’estero e con banche che prestino soldi
Confartigianato Pisa ha eletto il nuovo presidente che traccia le linee per sconfiggere la crisi In Asia il made in Italy (toscano soprattutto) è molto ricercato e potrebbe essere un’opportunità
PISA. «Stiamo vivendo un periodo drammatico e la tragica vicenda di Santa Croce lo dimostra», dice Romano Pucci, eletto presidente della Confartigianato che prende il posto di Fabio Banti. Il rinnovo dei vertici di Confartigianato Pisa arriva in un momento di profonda crisi economica internazionale e l’incarico che aspetta Romano Pucci come tutta la giunta esecutiva e il direttivo è un fardello molto pesante e con grandi responsabilità. «Prima della mia elezione - spiega Pucci - ho incontrato diverse aziende nostre associate ed ho trovato tanto scoraggiamento, un senso di vergogna come se fosse colpa loro la crisi che stiamo vivendo. Ma ho detto ai nostri imprenditori che non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi perché hanno fatto di tutto per salvare i posti di lavoro ed hanno messo in campo tutte le risorse di cui erano disponibili».
Fin da subito, Romano Pucci ha mostrato la sensibilità necessaria per affrontare una situazione «in cui è importante - sottolinea il presidente - sentirsi fra noi vicini, fare capire che si può chiedere aiuto con serenità e le soluzioni si trovano».
Già, le soluzioni: questo è il nodo principale. «Bisogna intervenire col credito - afferma Pucci -. Oggi per avere cento, la baca chiede trecento, chiedono come contropartia immobili o ipoteche, ma gli istituti devono credere nei progetti delle aziende virtuose. Chiaramente è sufficiente che finanzino una quota parte di quel progetto che ha un valore reale e prospettive in un mercato cambiato profondamente. Lo stesso Mario Draghi, presidendente della Bce, ha dato una strigliata alle banche per operare in maniera diversa sul territorio».
Nonostante una situazione complessa ed in cui la fiducia delle banche è tutta da conquistare, Pucci è ottimista e guarda con fiducia - stavolta sì - ad Artigiancasse, la banca della Confartigianato che fa parte del gruppo Bnl- Bnp ParisBas. L’ex presidente di Confartigianato Pisa, Fabio Banti, ora ricopre il delicato incarico di vicepresidente di Artigiancasse. Potrebbe rivelarsi un’importante sponda nel settore creditizio per gli artigiani pisani.
Com’è noto, il settore più in crisi è l’edilizia. «È un comparto trainante - spiega Pucci - per cui una volta messo in moto attiva una filiera».
Al neo presidente chiediamo se il senso di sconforto fra gli artigiani è così profondo da non lasciare spazio all’ottimismo. «Ho trovato un forte senso di disagio, ma non di abbandono. Piuttoso c’è un senso di frustrazione perché si ha una valida idea da realizzare, ma non ci sono i soldi. È questo senso di mortificazione che ho colto perché mancano gli strumenti per la ripartenza».
Ma se l’edilizia deve essere il comparto trainante e l’edilizia non ce la fa a rialzarsi, come si esce da questa crisi? «Bisogna guardare all’estero là dove ci sono aree che offrono opportunità. Bisogna guardare a Cina, India, Indonesia, Thailandia».
Pucci spiega (con nostra meraviglia) quanto il made in Italy sia ricercato in Asia. «Ci sono aree e città in cui si costruiscono case e palazzi e che si vendono già arredate e il mobilio italiano è molto richiesto. È una fascia alta del mercato che si rivolge all’Italia e vuole tutto dall’inizio alla fine. A Shangai come a Nuova Delhi se si costruisce un grattacielo contemporaneo, vogliono anche arredamento italiano contemporaneo made in Italy e così anche se costruiscono un edificio classico». Ed ecco la chicca: «Addirittura in Cina si stanno innamorando dei borghi toscani e vorrebbero riprodurre dei nostri borghi e la richiesta è che tutto sia fatto da italiani, dal progettista fino alle costruzioni per finire con gli arredi. Per loro il finto è un valore al contrario di quello che pensiamo noi. È un’importante opportunità da sviluppare. Noi diamo loro il nostro made in Italy che rappresenta il nostro valore aggiunto».
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