La manifestazione
Uccise il cognato, slitta la sentenza
Il nuovo pm Maffeo deve studiare il fascicolo. La difesa: reagì a un’aggressione
PISA. Slitta al 29 ottobre la sentenza nei confronti di Lulzim Balla, 37 anni, il muratore albanese accusato di omicidio preterintenzionale del cognato trentenne Erind Ramaliu.
Il gup Elsa Iadaresta ha rinviato l’udienza del processo che si svolge con il rito abbreviato anche per sentire due poliziotti e per dare il tempo al sostituto procuratore, Filippo Maffeo, di studiare le carte. Il magistrato, infatti, ha preso servizio in Procura in sostituzione della collega Miriam Pamela Romano andata in maternità e dovrà leggersi le centinaia di pagine del fascicolo sul caso avvenuto in una sera del dicembre 2011 in via Vecchia Emilia. Ieri mattina in Tribunale la moglie della vittima è stata protagonista di alcuni momenti di tensione nei confronti degli amici dell’imputato, assistito dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta.
Per la difesa il muratore reagì a un’aggressione violenta da parte di quella che poi sarà la vittima dello scontro. Tra gli atti depositati dall’avvocato Gugliotta c’è anche la trascrizione di un sms tra Ramaliu e la moglie inviato nelle ore precedenti al fatto di sangue. Il messaggio recita: “Stasera lo uccido”. Per la difesa si tratta di un elemento chiaro di quale fosse l’intenzione della vittima nei confronti dell’imputato che, per il legale, ha reagito solo dopo essersi reso conto che avrebbe rischiato la vita nell’assalto furibondo del cognato.
L'omicida viveva da due mesi lontano dalla moglie, Erjola, una ragazza albanese come lui, che fa la parrucchiera, e che da ottobre 2011 si era trasferita con la bambina a casa del fratello Erind, nella vecchia via Emilia, il proseguimento di via Cattaneo. Imputato e moglie si incontrano per discutere dell’assegno di mantenimento che alla donna non basta. Secondo Lulzim il cognato avrebbe preso una livella da carpentiere, e lo avrebbe colpito più volte al braccio destro e in testa. Il muratore a quel punto avrebbe preso, a sua volta, dalla sua macchina, un coltello e avrebbe raggiunto il cognato, al collo e al torace. Quattro coltellate, una delle quali avrebbe reciso una importante vena che ha portato velocemente alla morte il giovane. Nell’immediato il capo di imputazione fu di omicidio volontario poi derubricato in omicidio preterintenzionale.
Pietro Barghigiani
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