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Pisa

Pisani più “risparmiosi” aumentano i soldi in banca

di Pietro Barghigiani
Pisani più “risparmiosi” aumentano i soldi in banca

I dati di Bankitalia: nel 2012 i depositi sono cresciuti di 58,4 milioni di euro Ma nel comune capoluogo i prestiti sono diminuiti di oltre 100 milioni

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PISA. Accumulano in attesa di tempi migliori. E se non ci fosse il dato del comune capoluogo a colorare di rosso il trend dei prestiti bancari, anche gli impieghi avrebbero il segno più. L’istantanea scattata dal bollettino statistico della Banca d’Italia fotografa un popolo di risparmiatori che nel 2012 ha lasciato in banca più soldi di quanti ne ha versati e conservati nel 2011.

Depositi in crescita. Pisa con i suoi 80 sportelli bancari al dicembre 2012 aveva 1 miliardo e 796 milioni di euro in depositi. Nello stesso periodo del 2011 erano 36 milioni in meno.L’esercito delle “formichine” fa proseliti a Calci con un più 8,8 per cento di soldi lasciati nei forzieri degli istituti di credito. Oltre il 6 per cento la quota raggiunta a Vecchiano e San Giuliano Terme. In totale rispetto al 2011 i depositi sono cresciuti di 58,4 milioni di euro.

Impieghi. Il calo dei prestiti bancari è evidente su Pisa: meno 3,4 per cento. Si è passato da 3 miliardi e 56 milioni del 2011 a 2 miliardi e 955 milioni del dicembre 2012. Di segno opposto la tendenza degli impieghi a Calci (più 1,6 per cento), Vecchiano (2,15 per cento) e San Giuliano (0,45 per cento).

Sportelli e raccolta. Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea e di Geografia politica ed economica della facoltà di Scienze politiche dell’università di Pisa, analizza i numeri di Bankitalia con una premessa: «Si tratta di abbastanza legati a congiunture e fatti molto particolari». Poi spiega la tendenza positiva al risparmio: «Pisa ha conosciuto una significativa crescita delle filiali bancarie (gli sportelli nel 2012 erano 80, ndr). È un elemento che gioca in maniera positiva. La dinamicità della raccolta può favorire questi i numeri ».

Timori e speranze. Per il professore la statistica si presta anche a una seconda lettura. «Di fronte alla difficoltà economica molti risparmiatori tendono a tenere i soldi sul conto corrente sia perché non sono molto convinti dell’investimento che viene loro prospettato sia perché hanno bisogno di liquidità. È un riflesso della crisi. Peraltro i titoli di Stato in alcuni momenti hanno garantito rendimenti non estremamente allettanti».

Attendisti. Per il docente l’aumento dei depositi avrebbe potuto essere anche maggiore. «Le pubbliche amministrazioni hanno ridotto la quota parte dei loro depositi nelle banche per effetto della nuova normativa – conclude –. Sono obbligate a fare riferimento alla tesoreria della Banca d’Italia. E questo avrebbe dovuto ridurre i depositi. Invece, c’è stata una compensazione ancora più significativa in confronto a quello che emerge considerato il venir meno del deposito degli enti locali. Siamo di fronte a un quadro di risparmiatori attendisti che aspettano tempi migliori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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