Il Tirreno

Pisa

Si fa il segno della croce dopo aver rubato in chiesa

di Pietro Barghigiani
Si fa il segno della croce dopo aver rubato in chiesa

Tre arresti e due denunce per ricettazione, trovati 20 kg di metalli preziosi Lampade, pissidi e arredi sacri venivano danneggiati e venduti ai “Compro oro”

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PISA. Il segno della croce dopo il furto servirà magari a ottenere uno sconto sui peccati, ma non gli ha evitato il carcere. Li avevano arrestati poco più di un mese fa a Forte dei Marmi. Li hanno riacciuffati alla stazione di Pisa al rientro da un sopralluogo in una chiesa a Piombino, quella dell’Immacolata.

I predatori di oggetti sacri sono finiti di nuovo in cella. E se in Versilia le accuse nei loro confronti erano quelle di furto, a Pisa le misure cautelari firmate dal Gip Giulio Cesare Cipolletta, su richiesta del pm Aldo Mantovani, riguardano il reato di ricettazione.

Gli arrestati. Al Don Bosco si trovano Rinaldo Mannarino, cosentino, domiciliato su Pisa, 48 anni, quello che si faceva il segno della croce dopo aver preso la refurtiva; Umberto Melani di Lucca, 52 anni, ma di fatto senza un domicilio fisso: Liborio Tritto, 28 anni, operaio di San Piero a Grado.

Due le persone denunciate. Una è la compagna di Mannarino, l’altra un’amica. Si presentavano nei negozi “Compro oro” per vendere i beni trafugati nelle chiese.

Mannarino e Melani erano già stati fermati, in flagranza di reato, ai primi di marzo dai militari di Forte dei Marmi dopo un furto in chiesa. Una volta convalidati gli arresti erano stati rimessi in libertà. Per continuare, secondo l’accusa, quello che sapevano fare meglio: rubare e piazzare la merce.

Le indagini. Sono stati il comandante provinciale, colonnello Gioacchino Di Meglio, il responsabile del reparto operativo, il tenente colonnello Gianni Fedeli, il comandante della Compagnia, maggiore Stefano Bove e il capo del nucleo investigativo, Michele Cataneo, a illustrare le fasi delle indagini dal primo spunto alle manette. Una trentina i militari impiegati per verifiche e accertamenti.

Alla conferenza stampa era presente anche l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, rinfrancato da un lieto fine con il recupero di gran parte del materiale. I saccheggi in chiesa avevano preoccupato gli ambienti religiosi per una possibile pista satanica che è stata esclusa fin dalle prime battute.

Tra febbraio e marzo la diocesi di Pisa aveva assistito impotente a un’escalation di furti in chiesa.

Oggetti sacri e ornamentali spariti con un ritmo incalzante. Non solo in provincia. L’area dei colpi si era estesa anche ai territori di San Miniato, Firenze, Massa e Lucca.

La pista giusta è stata imboccata quando i carabinieri hanno scoperto il vero domicilio di Mannarino che al momento del fermo a Forte dei Marmi non aveva rivelato.

Sono andati a casa e nella perquisizione hanno scoperto diverse ricevute riconducibili a negozi di “Compro oro” dove gli arrestati, da soli o insieme, avrebbero venduto, a più riprese, parte della refurtiva.

Sopralluoghi e “cataloghi”. Stando ai carabinieri i tre si muovevano con un sistema sicuro per non dare nell’occhio: si spostavano in treno.

Dopo aver individuato la chiesa da visitare, entravano e si mescolavano tra i fedeli. Ma senza intenzioni di preghiera. È capitato che i tre abbiano fotografato i “pezzi” di loro interesse (oggetti ornamentali, bassorilievi e decorazioni di tabernacoli in primis).

Chi li rubava si nascondeva il volto con un passamontagna per non farsi riprendere in volto dalle telecamere.

Oggetti danneggiati. Calici, lampade, coppe d’argento venivano portati con gravi danni ai “Compro oro”. Un modo, secondo gli inquirenti, per far passare l’oggetto come uno scarto di cui disfarsi e non ingenerare sospetti.

Anche se dai commercianti, quasi tutti di Pisa, sarebbe stato lecito qualche dubbio sulla provenienza esclusivamente religiosa della merce. L’intervento dei carabinieri ha scongiurato che il bottino, quasi 20 kg tra oro e argento, venisse fuso. «Non si può stabilire un valore venale di questi oggetti – ha spiegato l’arcivescovo Benotto –. A loro interessavano solo i pezzi e i metalli. Ma per la chiesa si tratta di beni preziosissimi e di grande valore religioso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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