Il Tirreno

Pisa

Prima pubblicitario e poi giallista

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La Corale dei Castelli era stata invitata a partecipare all'opera di Pietro Mascagni la “Cavalleria Rusticana” e finalmente, dopo urla della regista e innumerevoli prove, si esibivano in un’opera e...

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La Corale dei Castelli era stata invitata a partecipare all'opera di Pietro Mascagni la “Cavalleria Rusticana” e finalmente, dopo urla della regista e innumerevoli prove, si esibivano in un’opera e questo era il loro debutto.

Avevano trascorso diversi giorni insieme ai solisti sul prestigioso palcoscenico del teatro Verdi di Pisa.

Mentre per i cantori tutto filava alla perfezione, nei solisti c'era del malumore.

Il tenore Giovanni Brandi che doveva interpretare Turiddu, era nervoso. Non sopportava il baritono Giulio Bassi, il rivale Alfio nell'opera, perché fuori delle scene era troppo gentile con sua moglie Maria Esposti, la Santuzza nell'opera.Era abituato ai complimenti che la maggior parte degli uomini facevano alla donna, ma quelli di Giulio gli sembravano eccessivi.

L'aveva sorpreso mentre, fuori scena, le dava una carezza sul viso. Una seconda volta li trovò abbracciati e per giustificarsi gli disse che le stava insegnando come abbracciarlo in scena.

Non era convinto.

Anche alcune comparse sospiravano dietro alla donna. Era bella. Affascinante. Simpatica.

«Marco stai attento perché Turiddu è geloso e se non la smetti di guardarla così, vedrai che vai a finire male».

«Ma cosa dici Enzo. Sì, mi piace ma tranquillo, non sono mica scemo!».

Il malumore di Giovanni lo portava ad essere superficiale nelle prove e dopo alcune stecche la regista gli disse:

«Signor Brandi se ha intenzione di rovinarmi l'opera me lo dica subito, non sopporto la sua indifferenza nel provare. Le ultime prove sono un disastro, o ritorna ad essere il Turiddu dei primi giorni oppure la sostituisco. Capitooo e non scherzo!».

Non reagì minimamente.

L'unica che si avvicinò fu la moglie Maria che gli disse:

«Caro come mai ti stai comportando così, in questi giorni sei diventato nervoso, intrattabile, vuoi dirmi cosa hai?».

La guardò e con voce decisa le disse:

«E' per colpa tua!».

«Mia?».

«Sì, tua. Stai facendo la civetta con quel bellimbusto e lui pensa che tu sia una facile preda e ti vuole portare a letto. Devi smettere di farti fare le moine hai capito?».

«Ma tu sei pazzo! Come puoi pensare che io vada a letto con lui, per chi mi hai preso!».

«Stai facendo di tutto per farglielo credere!».

«Ma sono prove di scena, gesti che vengono fatti durante la rappresentazione, cosa hai capito. Sei solo uno sciocco, stai tranquillo io amo solo te».

Irruppe la voce della regista:

«Avete finito di fare i vostri comodi? Via che si prova l'ultima scena!».

Le prove andarono bene sembrava che tutto fosse risolto e finalmente il debutto.

I cantori prima di salire sul palco si trovarono tutti insieme e gridarono il classico: «Merda!».

Serviva come rito scaramantico.

Via. L'orchestra partì con l'intermezzo e la voce di Turiddu irruppe nel teatro.

La platea e i palchetti erano stracolmi di pubblico e gli appartenenti della corale erano emozionati.

«Boia Franco mi tremano le gambe!» esclamò un tenore.

«Tranquillo Alessandro, vedrai che quando entriamo in scena l'emozione si dissolve e saremo tutti all'altezza della situazione!» rispose il basso.

Le melodie scorrevano emozionanti e il pubblico gradiva sia le romanze dei solisti che le parti corali.

Dietro le quinte però si era creato un clima teso.

Quando Santuzza e Alfio non erano in scena stavano sempre vicini e le loro mani si cercavano furtive.

Turiddu cantava insieme a Lola e a mamma Lucia.

Anche Marco, una comparsa, si trovava vicino a Santuzza e non disdegnava di elargirle sorrisi non proprio innocenti. Ricambiati.

Quando arrivò l'aria del vino spumeggiante, tutti in scena bevevano vino, Turiddu si riempi un bicchiere e lo bevve velocemente.

Quando Turiddu dette il morso all'orecchio di Alfio, fu vero, infatti si vide bene il lombo penzolare e del sangue che ne usciva.

L'opera arrivava al termine, questo voleva dire che era il momento del duello tra Turiddu ed Alfio. Dietro le quinte.

Come da copione una voce femminile gridò con tutta la sua drammaticità:

«Hanno ammazzato compare Turidduuu!».

Entrarono in scena quattro cantori che tenevano ognuno un lembo del lenzuolo dove era appoggiato il corpo inerte di Turiddu.

Fu appoggiato sul palcoscenico e tutti videro il sangue sulla camicia bianca e l'urlo di Santuzza che poi si gettò sul suo corpo piangente e disperata.

La tragedia si era consumata e l'opera era finita. I drappi rossi del proscenio iniziarono a chiudersi mentre gli applausi del pubblico erano veramente scroscianti.

Finalmente la tensione era finita e tutti si abbracciavano felici. Cantori e solisti, comparse e regista. Tutti erano soddisfatti della loro interpretazione ma fu in quel momento che Maria notò che il corpo di Giovanni era sempre immobile sul lenzuolo.

Gli si avvicinò e gli disse:

«Giovanni alzati dobbiamo salutare il pubblico!».

Ma Giovanni non si mosse.

«Dai Giovanni alzati!» gli gridò Maria.

Tutti i presenti iniziarono a rumoreggiare.

Si fece avanti Giulio e anche lui gli gridò:

«Falla finita vuoi rovinare tutto, poi mi spiegherai di quel morso troppo vero eh furbetto. Alzati!».

Scosse il corpo con veemenza ma Giovanni non reagiva.

Tutti si avvicinarono e un soprano disse:

«Ma non vedete che non respira!».

Si avvicinò Sara la maestra della corale, medico di professione, tastandogli la vena sul collo disse:

«E' morto!»

Il palcoscenico si riempì di grida e pianti.

Tutti si abbracciavano sgomenti.

Maria si trovò abbracciata a Marco che accarezzandole la testa le sussurrava di calmarsi.

«Per favore, spostatevi e andate dietro le quinte. Non abbandonate il teatro per nessun motivo!» disse un cantore che si presentò:

«Sono Lorenzo Lupi colonnello dei carabinieri in pensione e fino all'arrivo dei colleghi gestirò io il caso».

Lorenzo Lupi faceva parte della corale con il ruolo di basso.

Lupi guardando verso la quinta da dove era uscito il corpo adagiato sopra il lenzuolo esclamò:

«Quelle mi sembrano gocce di sangue, cosa ne pensi Sara?».

Il dottore guardò a terra e confermò:

«Hai ragione, è sangue!».

«Allora è stato ucciso poco prima di essere portato in scena!».

«Chi può essere stato, è terribile!».

Arrivarono i carabinieri e Lupi si presentò al capitano Ruini. Insieme iniziarono a indagare sul fatto.

Furono interrogati tutti i presenti e venne fuori che il soprano Maria era corteggiata dal baritono Giulio. A nessuno era sfuggito il morso vero dato da Turiddu ad Alfio.

Interrogato si dichiarò estraneo al fatto anche se la sua rabbia per quel morso era forte, ma l'avrebbe chiarito a fine recita.

Il capitano lo sospettava, anche perché, in terra dietro le quinte era stato trovato il coltello di Alfio sporco di sangue.

Per lui prova evidente.

«Io l'avevo appoggiato sul tavolo dietro la quinta!» esclamò il baritono, «sono innocente, vi giuro sono innocente!».

Il colonnello Lupi scuoteva la testa ed esclamò:

«C'è qualcosa che mi sfugge!».

«Fate venire i quattro uomini che portavano il lenzuolo con il corpo di Turiddu!» ordinò il capitano.

Si presentarono quattro comparse: Adolfo, Mario, Marco e Filippo.

Li interrogò. Al termine disse:

«Tenente Brambilla arresti il signor Giulio Bassi è lui l'assassino!».

Lorenzo Lupi si meravigliò di questa decisione.

«Signor capitano io non penso sia stato lui. Il suo era un capriccio l'essersi invaghito della moglie della vittima, non può essere diventato un movente per uccidere!».

«E allora lei signor colonnello chi sospetta?».

«Io metterei le manette a Marco!».

«Lui? Che c'entra!» esclamò meravigliato il capitano Ruini.

«Come le ho già spiegato, anch'io faccio parte della corale e in questi giorni di prove ho visto spesso Marco fare la corte a Maria. Sorrisi, occhi dolci, carezze rubate. In poche parole si è invaghito di questa bella donna perdendo la testa».

«E come avrebbe fatto ad ucciderlo?».

«Semplice. Aveva visto come Giovanni odiava il baritono, addirittura la sua gelosia stava mettendo in pericolo l'opera e, di questo, Marco se n'era accorto. Il proposito di ucciderlo gliel'ha dato il morso a sangue all'orecchio. Questo poteva essere il movente per Giulio. Si è convinto quando ha visto il coltello sul tavolo, l'ha preso e vedendo Turiddu già sdraiato, Marco favorito dal buio del dietro quinta, l'ha pugnalato alle spalle colpendolo in un punto vitale, l'autopsia lo confermerà, e se guarda il lenzuolo troverà il foro d'entrata. Poi ha gettato il coltello in terra dove è stato ritrovato. Vedrà che tra le altre impronte troverà anche quelle di Marco».

Messo alle strette Marco, comparsa nel ruolo di contadino, confessò tra le lacrime che la bellezza di Maria l'aveva travolto e che l'avrebbe voluta a tutti i costi.

Anche questa volta il colonnello Lorenzo Lupi pur essendo un carabiniere in pensione il suo fiuto non l'aveva tradito!

(Ogni riferimento a luoghi e persone è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore).

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