Sicurezza
Telecamere con vista su furti e rapine
Nasce l’anagrafe unica della videosorveglianza pubblica e privata. La novità è l’accesso immediato ai dati degli impianti
PISA. Le telecamere non aumenteranno. E non ci sarà un “Grande fratello” in rinforzo agli obiettivi già puntati sui movimenti della nostra quotidianità. Gli occhi elettronici, pubblici e privati, saranno, però, usati meglio e verranno messi a disposizione delle forze dell’ordine.
Si chiama “Anagrafe dei sistemi di videosorveglianza” ed è un progetto voluto dal prefetto, Francesco Tagliente per dotare di uno strumento in più chi lotta contro la criminalità.
Un’arma che si traduce sotto forma di informazioni dirette e immediate sugli impianti che possono catturare le immagini di un reato o di chi lo commette. E il tempo spesso può essere decisivo per risolvere un caso.
«È un’idea a costo zero – sottolinea Tagliente – e che tutela due diritti del cittadino: quello alla sicurezza e alla privacy».
Il progetto. Il piano, già operativo e aperto all’adesione di chi dispone di una telecamera che si affaccia su spazi pubblici o aperti al pubblico, è stato presentato ieri mattina nell’auditorium del Cnr nel corso del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Oltre ai vertici delle forze dell’ordine e delle amministrazioni, al fianco del prefetto c’erano il procuratore capo Ugo Adinolfi e Mario De Bernart, direttore del servizio relazioni istituzionali del Garante per la privacy. Presenti anche i titolari di aziende pubbliche e private, manutentori, impiantisti per un centinaio di addetti ai lavori.
Come funziona. Tagliente ha spiegato che «il problema della sicurezza non è solo il pattugliamento selettivo e il pronto intervento, ma il potenziamento per banche, uffici postali ed esercizi commerciali delle misure di protezione passive e attive con blindature e allarmi. Ma non solo. Va razionalizzato l’utilizzo delle telecamere».
L’esempio concreto rende l’idea dell’utilità del censimento degli occhi elettronici. In caso di furto o rapina in una determina via oggi gli investigatori sono costretti ad andare sul posto per vedere se in zona c’è una telecamera. E anche quando viene vista non si sa subito se funziona, né a chi appartiene.
«Quanto tempo ci metto? - si chiede il prefetto –. Se capita di sabato o di notte prima di individuare la disponibilità delle telecamere passano 24 ore e le immagini vengono cancellate. Con l’archivio, invece, senza spendere un euro fornisco in tempo reale, attraverso una serie di codici conosciuti alle forze di polizia, i dati dell’impianto e di chi deve essere contattato per ottenere i filmati».
L’appello. L’anagrafe, gestita dagli informatici della prefettura di piazza Mazzini, è in continuo aggiornamento. Le telecamere installate nei 39 comuni della provincia sono centinaia.
«Non abbiamo un numero preciso, potremmo arrivare anche a un migliaio di postazioni» dichiara Tagliente che ieri ha rinnovato l’appello a farsi avanti a chi possiede un impianto di videosorveglianza non ancora censito.
«In futuro auspico una fase due del progetto – conclude il prefetto –. Ma servono un minimo di investimento e l’intesa del Garante per la privacy. Servirebbe un software in grado di raccogliere le immagini e poterle visionare».
Per ora prefettura e uomini in divisa fanno affidamento sulla celerità di accesso ai dati per contrastare gli episodi di microcriminalità che avvelenano la vita di di chi ritrova derubato o rapinato.
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