Proteste
Triplicate con la crisi le richieste d’aiuto
L’esperienza dei volontari del centro d’ascolto San Marco: il bullismo a scuola è spesso lo sfogo di problemi domestici
PISA. Un servizio di volontariato per il quartiere. Ma i bisogni crescenti, sotto la spinta della crisi economica che non molla la presa, hanno ormai triplicato l’impegno rispetto agli inizi. L’attività del centro d’ascolto parrocchiale San Marco riflette la realtà, spesso quella più dura. Creato sette anni fa per dare una mano a qualche persona di Porta Fiorentina, è diventato un punto di riferimento anche oltre i confini del quartiere. Anzi, sempre più di frequente bussano al portone dell’ex asilo Gianfaldoni di via Cattaneo famiglie che vengono da fuori per non far sapere, vicino casa, i loro problemi. E’ stato anche questo un modo per alzare il velo su difficoltà nascoste e fenomeni solo in apparenza non collegati tra loro. Gli episodi di bullismo a scuola, per quanto possa sembrare strano, possono essere un segnale che qualcosa, e più di qualcosa, non va in un nucleo familiare.
Progetto anti-bullismo. Circa un anno fa era stata la direzione dell’istituto comprensivo Fucini a rivolgersi al centro d’ascolto, segnalando proprio un caso di bullismo. Da questo è nato un progetto che, da quest’anno, è stato inserito nel piano formativo dell’istituto. «Si tratta di incontri in classe, alla presenza della psicologa di fiducia del centro e di un facilitatore: sono approfondimenti che servono sia agli insegnanti (da preparare di fronte all’emersione di tali episodi), sia ai ragazzi soprattutto della fascia d’età più delicata, quella preadolescenziale», spiega Paola Viegi, presidente dell’associazione di volontariato che ha creato e gestisce il centro d'ascolto. «Se è direttamente in classe che si affronta la questione con i ragazzi, è al centro che si assicura il sostegno alla famiglia - aggiunge - perché in effetti abbiamo visto che l’episodio di bullismo nasconde molto spesso problemi a casa: il ragazzo reagisce così a quanto di spiacevole vede accadere nel chiuso della propria abitazione». Peraltro quello del bullismo si sta rivelando, in più scuole cittadine, un fenomeno meno circoscritto del previsto: «Qualcosa comincia a manifestarsi anche alle elementari, sebbene i genitori tendano a non dire quello che accade davvero».
Volontariato vero. Il centro d’ascolto San Marco è ospitato (gratuitamente) in locali della parrocchia, come ha voluto don Gianluca Martignetti. Oltre a Paola Viegi, i “motori” sono la vicepresidente Letizia Perni, avvocato; la segretaria Suor Teodora e la sua vice Laura Riccio; mentre il tesoriere è Antonietta D’Angelo. Come tutti i professionisti che collaborano (legali, psicologi, educatori familiari), prestano la loro opera a titolo gratuito. Volontariato puro. Stesso discorso per gli educatori, un gruppo di laureandi o neo-laureati, e per qualche docente in pensione, che si occupa delle ripetizioni scolastiche. Lo “sportello” svolge anzitutto una funzione di orientamento, dopo aver afferrato la problematica che si trova di fronte. I propri professionisti si occupano di varie fasi del sostegno (gli avvocati per quanto riguarda le separazioni di coniugi, per fare un esempio). Mentre davanti alla richieste di un altro tipo di aiuto (economico, cibo, vestiti) Caritas e San Vincenzo de’ Paoli sono il primo interfaccia. «Fare rete e collaborare sono elementi essenziali della nostra attività. Non abbiamo le forze per comportarci altrimenti, e comunque non vogliamo e nemmeno possiamo sostituirci ai servizi pubblici socio-sanitari», dice Paola Viegi. E’ il caso della collaborazione con la Società della Salute, che sulla questione del bullismo ha aperto sportelli nelle scuole.
Bisognosi e bisogni. La crisi, oltre ad aver triplicato l’utenza del centro, ha cambiato la mappa dei bisognosi e delle loro necessità. Metà delle situazioni problematiche sono ormai di famiglie pisane, che hanno pareggiato quelle straniere. Una tendenza degli ultimi anni, così come l’aumento dei casi che derivano direttamente dalla crisi economica. «La maggioranza di quelli che si sono rivolti a noi - dicono al centro - sono nuclei familiari che appartenevano alla media borghesia, spesso monoreddito: la perdita del lavoro, unica fonte di sostentamento, è la causa scatenante che porta poi alla richiesta di separazione e anche ai problemi accusati dai figli nelle loro relazioni scolastiche. Magari prima queste famiglie potevano permettersi qualche piccolo privilegio: il non disporne più fa avvertire la differenza in maniera più sensibile».
Gli stranieri. Le famiglie straniere sono invece meno disposte a raccontare i loro problemi, e allo sportello si rivolgono chiedendo in particolare un aiuto per i figli nel recupero scolastico. Le ripetizioni costano, mentre al centro d’ascolto un paio di volte a settimana educatori e docenti in pensione sono a disposizione gratuitamente. Sono filippini e cittadini dell’est europeo a farsi avanti per un sostegno. Invece i cinesi, in aumento nel confinante quartiere della stazione, preferiscono rimanere rinchiusi nella loro comunità nonostante che i volontari del centro abbiano tentano di coinvolgerli. «Ma si avvicinano a noi anche madri e padri che vivono drammi legati alle dipendenze da alcool e droga - conclude Paola Viegi - e anche in questi casi il fare rete può contribuire a supportare e condividere un percorso che prevede tra l’altro tempi ed impegni molto più gravosi».
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