Il Tirreno

Pisa

Raccolta fondi per una malata di Sla

di Pietro Barghigiani

Appello di un’impiegata della Copisa: «In Italia non mi fanno curare con le staminali, sono costretta ad andare all’estero»

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PISA. Tutto iniziò con quei crampi alla gamba destra che non sapeva spiegarsi. Sintomi all’apparenza insignificanti che nel giro di un anno la convinsero a farsi visitare da un medico.

A fine giugno venne ricoverata. Patrizia Seragini non poteva neanche immaginare quale sentenza la stava aspettando. Era il 2 luglio 2010 quando le fu chiarito cosa stava accadendo nel suo corpo: era affetta da sclerosi laterale amiotrofica.

Da quel giorno la Sla è entrata nella vita di Patrizia con quella violenza capace di cambiarti la vita e che ti obbliga a rivedere tutte le priorità di un’esistenza da reinventare.

Patrizia ha 46 anni, vive con una figlia a Vecchiano, lavora in ufficio alla Copisa - gli ausiliari del traffico - e ha un desiderio, quello di battere la malattia che la sta consumando. E per farlo vuole andare all’estero. Servono soldi. Quelli che i colleghi e gli amici cercano raccogliere con l’iniziativa “Una mano per Patrizia”.

«In Italia non posso fare le cure di cui avrei bisogno – spiega –. Per altri due casi simili al mio il Tribunale di Pisa ha respinto il ricorso alle cellule staminali. Sono stata in contatto anche con il dottor Vannoni per poter seguire il suo metodo, ma non c’è stato niente da fare. Neanche a Brescia, all’ospedale di cui si parla in questi giorni per il caso della piccola Sofia, ho avuto la possibilità di curarmi con le staminali».

A Pisa una donna colpita dalla stessa malattia di Patrizia è partita per un viaggio della speranza in una clinica privata di Berlino.

«A metà mese tornerà e mi dirà come mi devo muovere» aggiunge l’impiegata che da tempo ormai vive sulla sedia a rotelle e ogni giorno che passa è testimone di un indebolimento progressivo.

«Il ciclo di cure a base di cellule staminali dura 5 giorni – prosegue –. Se tutto va bene dovrei partire a maggio. Ma ancora non so bene come funziona».

Gli amici «chiedono una mano per lei, un piccolo sacrificio che non ti cambia la vita, ma che può cambiare la sua» è l’appello a sostegno della sottoscrizione a cui si può aderire con un bonifico sul conto del Banco Popolare, Iban: IT75U0503414011000000003694.

«Patrizia non si dà per vinta, lotta con tutte le sue forze – spiegano i promotori della raccolta fondi –. Purtroppo, però, non ci sono terapie efficaci e oggi la malattia la costringe su una sedia a rotelle e giorno per giorno la rende più debole. Una speranza arriva da una clinica a Berlino dove vengono fatti trattamenti a base di cellule staminali, ma il viaggio e le cure richiedono uno sforzo economico troppo grande per lei e la sua famiglia».

La cifra necessaria non è impossibile. Servono 9mila euro per iniziare il ciclo di cure.

«Volevo chiedere un acconto sul Tfr – spiega Patrizia Seragini –. L’avevo già fatto in passato per mia figlia. I colleghi, però, mi hanno detto che magari i soldi della liquidazione potrebbero servirmi in futuro e allora hanno deciso di avviare una sottoscrizione». “Una mano per Patrizia” e per darle una speranza di vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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